“Chi è dotato delle giuste competenze può aspirare a occupazioni di qualità”

Così esordisce la “Nuova agenda per le competenze per l’Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l’occupabilità e la competitività”, stilata dalla Commissione Europea a giugno 2016.

In tal senso il progetto della Summer School “Legal Business for Europe”, che ha ottenuto il supporto da parte della Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte, mira a fornire un valore aggiunto alla tradizionale formazione accademica mediante l’utilizzo di strumenti di apprendimento non formale e informale, e l’acquisizione di competenze trasversali (soft skills).

Dovendo affrontare un mondo del lavoro molto competitivo ed internazionalizzato è essenziale infatti che ai giovani laureati vengano fornite alcune competenze indispensabili che non riguardino tanto le conoscenze, che già hanno, ma l’apprendimento in azione (learning by doing) e soprattutto il saper fare (how to do).

Risorse coinvolte nel progetto

Il progetto della Summer School ha ottenuto il sostegno e la collaborazione della Consulta regionale europea, nonché il patrocinio della Rappresentanza della Commissione europea di Milano, dell’Università di Torino, dell’Università della Valle d’Aosta, dell’Università del Piemonte Orientale, di Unioncamere Piemonte e di Confindustria Piemonte.

Importanti aziende e studi legali collaborano al disegno del progetto e intervengono direttamente nella formazione.

Il corso intende creare una realtà collaborativa e d’interazione tra imprese, professionisti e ambiente accademico, finalizzato a fornire competenze operative e trasversali, essenziali nel passaggio dallo studio accademico al lavoro.

La presenza di tali risorse consentirà ai partecipanti di confrontarsi con una modalità di training complementare a quella ricevuta nei loro corsi di studio e che li aiuterà al meglio ad affrontare l’inserimento nel mondo del lavoro o a migliorarne il posizionamento.

PROGRAMMA REQUISITI, COSTI E ISCRIZIONI APPLICATION FORM

In Europa e soprattutto in alcuni paesi (come l’Italia) coesistono i problemi di mismatch e di overeducation, ovvero di una formazione non congrua e di titolo di studio più elevato rispetto alle mansioni richieste dal lavoro svolto.

Secondo il rapporto OCSE Getting Skills Right (Italy), del 2017 circa il 35% dei lavoratori italiani è occupato in lavori che non sono direttamente legati al loro percorso formativo e il 21% si ritrova in posti di lavoro per i quali sono sovra-qualificati. Il rapporto, inoltre, evidenzia come questa situazione si leghi a una perdita salariale media di circa il 17% rispetto a chi, invece, si specializza in un’area con chiari sbocchi occupazionali e le cui competenze sono richieste dalle imprese.

Il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani è tra i più alti dei paesi dell’OCSE, occorre dunque elaborare strategie di intervento sull’orientamento e sulla formazione per ridurre le asimmetrie di competenze e di conseguenza l’elevata percentuale di giovani laureati italiani disoccupati o che scelgono di emigrare.

Secondo la Commissione, il successo della nuova agenda europea dipende in larga misura anche dall’impegno di diversi soggetti istituzionali, oltre all’UE: i governi nazionali, le regioni e gli altri enti locali, le imprese e i datori di lavoro.

Competenze e lavoro: approfondimenti

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