“Chi è dotato delle giuste competenze può aspirare a occupazioni di qualità”

Così esordiva la “Nuova agenda per le competenze per l’Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l’occupabilità e la competitività”, stilata dalla Commissione Europea a giugno 2016.

Sulla scorta di tale agenda e a seguito della recente crisi pandemica e delle sue conseguenze la Commissione ha stilato a luglio 2020 “Un’agenda per le competenze per l’Europa per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza” (COM(2020) 274 final). In tale documento si legge tra l’altro “Oggi più che mai l’UE ha bisogno di un cambiamento di paradigma sulle competenze: un cambiamento che dia vita a una coraggiosa agenda per le competenze per l’occupazione volta a guidare la duplice transizione e a garantire la ripresa dall’impatto socioeconomico della pandemia di COVID-19”.

Le competenze sono infatti fondamentali per la competitività sostenibile, la resilienza e per garantire l’equità sociale per tutti.

Le “skills”, alle quali si fa riferimento nel documento sono essenzialmente: competenze per la transizione verde, competenze digitali, competenze STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), competenze imprenditoriali e trasversali (quali ad es. la collaborazione, il pensiero critico e la risoluzione creativa dei problemi).

E’ importante sottolineare che tali competenze sono essenziali per qualunque settore occupazionale, incluso quelli nei quali si andranno a posizionare i laureati di area giuridico-economica ai quali si rivolge il progetto della Summer School.

Inoltre, la pandemia ha evidenziato, come non mai, l’importanza dello sviluppo e del consolidamento delle competenze per la vita, quali la capacità di gestione del cambiamento, le competenze civiche, l’alfabetizzazione mediatica, quella finanziaria, ambientale e sanitaria.

In qualunque ambito lavorativo ci si trovi, è indispensabile essere attivi e in grado di individuare informazioni provenienti da diverse fonti, identificare la disinformazione, prendere decisioni consapevoli, essere resilienti e agire in modo responsabile.

Il progetto della Summer School “Legal Business Skills for Europe” che ha ottenuto il supporto da parte della Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte, fin dalle origini si è posto in linea con tali esigenze, puntando sulla qualificazione del capitale umano, finalizzata ad una migliore occupabilità mediante l’utilizzo di strumenti di apprendimento non formale e informale, e l’acquisizione di competenze trasversali.

Risorse coinvolte nel progetto

Il progetto della Summer School è stato disegnato dallo IUSE e dal proprio Centro di Documentazione Europea con la finalità di creare una realtà collaborativa e d’interazione tra imprese, professionisti e ambiente accademico, per fornire ai partecipanti quelle competenze operative e trasversali, essenziali nel passaggio dallo studio accademico al lavoro.

L’iniziativa ha ottenuto il sostegno e la collaborazione della Consulta regionale europea, nonché il patrocinio dell’Università di Torino, dell’Università del Piemonte Orientale, di Unioncamere Piemonte, Confindustria Piemonte, Confcoopertive Piemonte e di Confcooperative Cultura Turismo e Sport.

Importanti aziende e studi legali collaborano al disegno del progetto e intervengono direttamente nella formazione.

La presenza di tali risorse consentirà ai partecipanti di confrontarsi con una modalità di training complementare a quella ricevuta nei loro corsi di studio e che li aiuterà a meglio affrontare l’inserimento nel mondo del lavoro o a migliorarne il posizionamento.

In Europa e soprattutto in alcuni paesi (come l’Italia) coesistono i problemi di mismatch e di overeducation, ovvero di una formazione non congrua e di titolo di studio più elevato rispetto alle mansioni richieste dal lavoro svolto.

Secondo il rapporto OCSE Getting Skills Right (Italy), del 2017  ( che è il più recente rapporto disponibile) circa il 35% dei lavoratori italiani è occupato in lavori che non sono direttamente legati al loro percorso formativo e il 21% si ritrova in posti di lavoro per i quali sono sovra-qualificati. Il rapporto, inoltre, evidenzia come questa situazione si leghi a una perdita salariale media di circa il 17% rispetto a chi, invece, si specializza in un’area con chiari sbocchi occupazionali e le cui competenze sono richieste dalle imprese.

Il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani è tra i più alti dei paesi dell’OCSE, occorre dunque elaborare strategie di intervento sull’orientamento e sulla formazione per ridurre le asimmetrie di competenze e di conseguenza l’elevata percentuale di giovani laureati italiani disoccupati o che scelgono di emigrare.

Competenze e lavoro: approfondimenti

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