Storia dell’Istituto

La Fondazione dell’Istituto
L’Istituto Universitario di Studi Europei è stato fondato il 30 luglio 1952 nel corso di una riunione nell’abitazione del Prof. Paolo Greco, ordinario di diritto commerciale all’Università di Torino. La creazione di un istituto di studi europei a Torino trae la sua origine culturale in programmi concepiti già durante la seconda guerra mondiale e la Resistenza. Torino, posta quasi a un angolo d’Italia, appariva infatti particolarmente indicata per tenere un collegamento con gli altri paesi d’Europa. Il Prof. Paolo Greco era stato reso partecipe di quest’idea da Domenico Riccardo Peretti-Griva (primo presidente onorario della Corte di Cassazione), il quale negli ambienti federalisti era stato sensibilizzato a questa iniziativa dall’Avv. Arrigo Olivetti (Presidente della Commissione culturale piemontese del Movimento Federalista Europeo) e da Gustavo Malan (uno dei protagonisti del convegno di Chivasso da cui nacque la “Carta” omonima durante la Resistenza). L’idea potè infine concretizzarsi grazie ad un Comitato promotore, composto dai Professori Mario Allara e Giuseppe Grosso e dall’Avv. Amedeo Peyron, i quali nel 1952 ricoprivano rispettivamente la carica di Rettore dell’Università di Torino, Presidente della Provincia e Sindaco di Torino. All’apporto dei principali Enti locali piemontesi si aggiunsero quelli dell’Université Internationale e del suo Presidente, lo scrittore francese Alexandre Marc, e dell’appena nato Istituto di Studi Europei della Saar con il Prof. Guy Michaud ed il Rettore Jean François Angelloz. Queste due istituzioni garantirono una collaborazione preziosa e lo sviluppo delle relazioni esterne dell’Istituto torinese. Durante la riunione del 30 luglio vennero fissati gli scopi dell’Istituto: la ricerca e l’insegnamento nei campi riguardanti l’Europa nel suo insieme e, per mezzo di essi, la preparazione di esperti e di quadri della vita internazionale. Queste finalità verranno successivamente ufficializzate nel testo dello statuto del 1957 che sancisce all’articolo 1: “L’Istituto Universitario di Studi Europei ha per scopi la ricerca e l’insegnamento nei campi della scienza riguardanti direttamente l’Europa nel suo complesso e, attraverso tali attività, la preparazione di esperti e dirigenti della vita internazionale”.
Il mondo nel 1952, tempo di guerre e di ideali
Il mondo del ’52 appare saldamente diviso tra due blocchi contrapposti. Non solo: la vita internazionale di quegli anni registra il progressivo peggioramento delle relazioni Est/Ovest. Nel giugno del ’48 viene meno l’unanimità all’interno del Cominform con l’espulsione della rappresentanza jugoslava. Il ’49 vede la fine dell’egemonia atomica americana mentre, con l’ingresso della Cina nel campo socialista, l’influenza russa penetra profondamente in Estremo Oriente. L’anno successivo segna il netto aumento della tensione internazionale e scoppiano le ostilità tra la Corea del Nord e quella del Sud a cui segue l’intervento americano della 7° flotta. Prima conseguenza della crisi è la rottura delle relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti: in realtà fino ad allora non si era mai arrivati così vicini allo scoppio della terza guerra mondiale.

Nell’Europa occidentale del 1952 siamo a cinque anni dalla presentazione ad Harvard del piano Marshall. Tutti gli Stati, sia vincitori che vinti, risentono ancora delle distruzioni della seconda guerra mondiale e sia la loro politica estera che la politica economica vengono decise fuori dall’Europa, nell’America del Nord. Come conseguenza dell’iniziativa americana, dettata a sua volta dalla strategia di contenimento del blocco sovietico, sono sorte nel frattempo l’Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE), con il compito di ripartire gli aiuti americani sviluppando la cooperazione economica interstatale, la Commissione di controllo della Ruhr, la Commissione di controllo della Germania e il Consiglio d’Europa. Proprio il Consiglio d’Europa diventa l’espressione simbolica dell’idea europeista, idea che si va diffondendo nella classe politica e nell’opinione pubblica accanto all’atlantismo, al senso di appartenenza alla sfera d’influenza americana.

D’altro canto sono ben vive le istanze federaliste, le quali portano avanti il progetto di un’organizzazione federale europea, ritenuta la sola all’interno della quale far procedere con successo le riforme sociali e superare la spartizione dell’Europa e del mondo tra le due superpotenze. In ambito federalista forti sono le critiche nei confronti delle organizzazioni di tipo funzionalista e della mancata istituzione di un’autorità politica sovranazionale nel Consiglio d’Europa.

Al di là delle critiche dei federalisti, il fatto che il Consiglio d’Europa nasca privo di poteri nei confronti dei singoli Stati, dimostra come già nel ’49 si sia nella fase di passaggio dall’ideale romantico dell’Europa federale alla più faticosa e deludente fase delle realizzazioni concrete. Durante questa fase i progetti di cooperazione e di unificazione politica si scontrano inevitabilmente con i timori legati al superamento delle sovranità nazionali. Se da una parte infatti diventa sempre più pressante il problema della Germania occidentale e del suo rapido rientro nelle relazioni internazionali, dall’altra si vorrebbe che le nuove istituzioni europee avessero quelle caratteristiche di sovranazionalità ritenute indispensabili alla loro incisività in campo internazionale. Il 10 agosto 1952 si costituisce l’Alta Autorità del carbone e dell’acciaio, sotto la presidenza del federalista Jean Monnet. In opposizione al piano Eden – il tentativo del governo inglese di arrestare ogni sviluppo in senso federalista -, Jean Monnet afferma fin da subito il carattere sovranazionale delle istituzioni della CECA, al fine di impedire che queste siano sottoposte al Consiglio d’Europa, sprovvisto di qualsiasi potere. La CECA diviene così per i sei paesi che vi aderiscono, la “Piccola Europa”, il mezzo per prendere decisioni a livello internazionale in alcuni settori specifici, senza per ciò eliminare i poteri dei singoli Stati. Mentre infatti si discute della proposta di De Gasperi e dei federalisti in merito ai poteri sovranazionali della Unione europea di difesa (CED), il Consiglio dei Ministri della CECA decide di non attendere oltre e affida all’assemblea della CECA, nel settembre del 1952, il compito di elaborare un progetto di trattato istitutivo di una Comunità Politica Europea (CEP), con competenze in politica estera, militare ed economica. Si riaccendono così nuove e ben fondate speranze di creare la Federazione europea.

In conclusione, dell’anno 1952, resta l’impressione di una situazione che, se a livello mondiale si presenta nella fase più acuta della guerra fredda, in Europa vede un fermento di idee, ipotesi e discussioni in merito all’europeismo. Per quanto concerne questo secondo aspetto, la situazione sembra ancora fluida, aperta cioè a diverse soluzioni.

’Italia e Torino nel 1952
i questo fermento di idee si sente una piccola eco a Torino tra il gruppo di pionieri dell’Europa che, nonostante la sostanziale incertezza per quello che sarà il futuro delle organizzazioni europee, pensano di mettere alcuni paletti non di poco conto. In un’Italia in cui di Europa si comincia a leggere sui giornali e a discutere in Parlamento, ma della quale si conosce ancora molto poco, questo Istituto (allora senza ancora una sede), si pone come obiettivo quello di formare i giovani che saranno i futuri operatori europei, dando loro una solida base comune costituita dal diritto, dalla storia e dall’economia dei vari paesi europei.

La realizzazione del progetto di Gustavo Malan e di Arrigo Olivetti di un Istituto di studi europei in Piemonte o Val d’Aosta (in un primo tempo si era pensato di stabilire la sede a Torre Pellice; successivamente erano intercorse trattative con la Regione Valle d’Aosta, ma ci si era infine orientati sulla scelta di Torino), viene senza dubbio facilitata dall’ampia diffusione che in quegli anni avevano in Italia le idee europeiste. In effetti si tratta di anni cruciali per il Movimento Federalista guidato da Altiero Spinelli: nel dicembre del 1952 il Quinto Congresso Nazionale del MFE si tiene proprio a Torino. Il Movimento ha allora raggiunto 20.000 iscritti e 350 sezioni in tutta Italia. L’anno successivo, al congresso di Genova, il movimento giunge al massimo sviluppo organizzativo: 50.000 iscritti e 1.000 sezioni. Anche il governo italiano, guidato da De Gasperi, partecipa con convinzione al processo di unificazione europea, giungendo in alcuni momenti, come nel caso della Comunità Europea di Difesa, a svolgere un ruolo propositivo fondamentale.

Tuttavia il progetto di un istituto universitario di studi europei avrebbe incontrato difficoltà ben maggiori se gli avvenimenti internazionali, invece che rimanere circoscritti al mondo politico-diplomatico, non avessero trovato in sede locale un terreno quanto mai fertile e ricettivo. A Torino in quegli anni gli imprenditori, abbandonando il vecchio protezionismo, si stanno orientando, non senza qualche titubanza, verso le prospettive di libero scambio legate ai progetti dell’integrazione economica europea. Le stesse istituzioni locali, per una felice combinazione storica, sono rette da persone che per tradizioni culturali, politiche e familiari hanno solidi legami con alcuni paesi dell’Europa continentale. Ne deriva una tendenza alla valorizzazione dei rapporti esterni, soprattutto verso l’Europa sia occidentale che orientale, che caratterizza la politica svolta in quegli anni dai più importanti Enti piemontesi. Non è un caso che il Sindaco di Torino, Amedeo Peyron, partecipasse attivamente ai lavori del neo costituito Consiglio dei Comuni d’Europa e che successivamente facesse parte della Comunità Europea di Credito Comunale, di cui verrà nominato presidente e la cui sede, per suo interessamento, verrà nel 1957 trasferita a Torino; che il Presidente della Provincia, Giuseppe Grosso, concepisse una politica di sviluppo dei collegamenti stradali internazionali tesi a rompere l’isolamento geografico del Piemonte e ad inserire Torino in un più ampio contesto europeo.

I primi corsi
Ma torniamo all’Istituto Universitario di Studi Europei: nel corso della cerimonia ufficiale, svoltasi domenica 22 febbraio 1953 nell’Aula Magna dell’Università di Torino nel palazzo ricostruito di via Po, vengono inaugurati i primi corsi, i quali si sviluppano nei mesi di febbraio e marzo di quell’anno. Indicative le materie trattate in questo primo ciclo di lezioni: Storia dell’idea europea; Basi della civiltà europea; Principi, situazione attuale e prospettive future dell’organizzazione della Comunità europea; Economia europea; Problemi e limiti dell’uniformità e della unificazione del diritto in Europa. Ecco che, con questi temi che sarebbero tutt’oggi attuali, si delinea l’impostazione di base che caratterizzerà negli anni l’attività didattica dell’Istituto: gli studi europei sono impostati come un tutto armonico ed in modo interdisciplinare. Come enunciato nella relazione dei primi sei mesi di attività: “E’ necessario andare sempre di più verso la specializzazione, ma questa non può essere disgiunta da certe nozioni generali che gli allievi possono imparare solo all’Istituto, non essendo il loro insegnamento impartito nelle scuole nazionali. Specializzazione quindi, ma in un quadro generale di studi dell’Europa e del mondo, in cui il progresso in una disciplina non faccia perdere di vista allo studioso il progresso che si fa nelle altre discipline”. Inoltre l’insegnamento non viene disgiunto dalla ricerca: è infatti attraverso la ricerca che si intende impostare la formazione degli esperti dell’Europa e dei suoi maggiori problemi. La ricerca è portata avanti per mezzo del Centro di studi sul diritto privato europeo, con sede presso l’Istituto giuridico dell’Università, i cui lavori sono coordinati dai professori Mario Allara e Paolo Greco.

Strumento indispensabile per le attività di insegnamento e di ricerca è la biblioteca: “La biblioteca fruisce di un cospicuo contributo dell’Università e ha già ricevuto in dono diversi volumi offerti dalla Casa editrice UTET, dal prof. Mario Alberto Rollier e da altri istituti e privati cittadini italiani e stranieri”, è riportato sulla relazione dei primi sei mesi di attività. La biblioteca ha nel corso degli anni continuato ad arricchirsi. Cercando di evitare l’acquisto di libri e riviste già presenti in altre biblioteche cittadine, si è sviluppata la specializzazione in campo giuridico internazionale, economico e storico. Fin dai primi anni di vita dell’Istituto, particolare cura è stata data alla raccolta ed alla classificazione dei documenti pubblicati dalle istituzioni europee. In tal modo il Centro di documentazione sulle organizzazioni internazionali si è affiancato alla biblioteca, trovandosi, tra i pochi in Italia, a possedere fin dall’origine tutti i documenti ufficiali delle Comunità europee.

L’Istituto non dispone ancora nel 1952 di locali propri. I corsi si tengono nel palazzo di via Po, sede del Rettorato, mentre la segreteria è situata in un appartamento di via Roma 53, dove si tengono anche i seminari. Nonostante la mancanza di una sede, il primo ciclo di corsi viene definito, nella relazione dei primi sei mesi di attività, “un esperimento riuscito”. Certamente durante le sei settimane di corso si respira aria internazionale a Torino: gli allievi del primo ciclo di studi sono 44, di 14 nazionalità. Praticamente tutti i Paesi europei, inclusi Jugoslavia, Turchia e Svizzera sono rappresentati. Fin da allora la permanenza a Torino di tanti giovani europei ed extraeuropei è resa possibile grazie ad un gran numero di borse di studio messe a disposizione da parte degli enti finanziatori pubblici e privati, a copertura delle spese di viaggio e di soggiorno degli studenti. I 36 professori e conferenzieri sono di sei nazionalità: Francia, Belgio, Germania, Ungheria, Stati Uniti e Italia. Al prof. Silvio Romano viene affidata la direzione dei corsi. La Segreteria generale è affidata al dr. Gustavo Malan e alla sig.ra Laura Felici l’amministrazione. Successivamente il prof. Romano è nominato Direttore dell’Istituto, il dr. Malan è confermato Segretario generale e la signora Felici responsabile dell’Amministrazione, mentre alla presidenza del Consiglio direttivo si alternano il Sindaco della città, il Presidente della Provincia e il Rettore dell’Università di Torino, come previsto dallo statuto del 1957.

Un Istituto aperto
Con l’anno accademico 1953-54 si traccia il modello di attività che, ampliandosi, proseguirà fino al 1969. I corsi regolari sono organizzati dapprima in due sezioni, giuridica ed economica, coordinate rispettivamente dai professori Rodolfo Sacco ed Emilio Zaccagnini, cui nell’anno accademico 1965-66 si aggiunge la sezione storica, organizzata con l’aiuto del Prof. Giuseppe Martini. La durata dei corsi varia dagli iniziali quattro mesi del 1953-54 ai sette mesi a partire dall’anno accademico 1960-61, da novembre a maggio compresi. Alla fine dei corsi, a seguito del superamento di un esame, sono rilasciati certificati di studi superiori europei. Fin dal 1954-55 sono ammessi anche allievi al secondo anno di corso, anno che si conclude con la preparazione di una tesi per ottenere il diploma di studi superiori europei. Trenta borse di studio vengono messe a disposizione degli studenti ogni anno; il numero dei partecipanti varia tra i 21 ed i 42. Il Comune di Torino mette a disposizione a partire dal 1960 il primo piano del Collegio di via Alby, una bella residenza ai piedi della collina, dove vengono ospitati gli studenti borsisti. Sede dell’Istituto rimane l’alloggio di via Roma fino al 1955. Poi la sede passa in via Conte Rosso 3 e dal 1963 in corso Vittorio Emanuele 83.

In Istituto non si fanno preclusioni e si aprono le porte a docenti ed allievi provenienti da ogni parte del mondo. Si costruisce in tal modo, con il passare degli anni, un prezioso patrimonio costituito dalle diverse esperienze, dalle comparazioni tra i vari sistemi di insegnamento e dai vari metodi di ricerca, frutto delle diverse tradizioni culturali che ognuno dei docenti e dei partecipanti ai corsi porta con sé. In anni in cui era di moda parlare di “Piccola Europa”, arrivano a Torino studenti, professori e ricercatori non solo dell’Europa occidentale, ma anche provenienti da “oltre cortina”, da paesi extraeuropei e dagli Stati Uniti. La lingua ufficiale dell’Istituto non è l’italiano ma il francese. Com’è messo in evidenza dal prof. Romano nella relazione in occasione del ventennale dell’Istituto: “Fra i maggiori successi di questo istituto è da annoverare l’aver saputo costruire un gruppo di professori che periodicamente lo visitano e che sono scelti tra i più eminenti in campo internazionale; e l’aver assunto come obiettivo dei propri studi, pur dando ai problemi delle Comunità europee il posto importantissimo che loro compete, l’Europa intera e anche l’Europa nei suoi confronti con il resto del mondo”. Altro motivo di apertura dell’Istituto è infatti l’impostazione degli studi, che non si limitano strettamente al campo europeo: si cerca piuttosto di fornire agli studenti una preparazione ampia, articolata in conoscenze il più possibile globali e non esclusive. Nella sezione giuridica si trattano ad esempio sia temi di diritto pubblico che privato; la sezione economica si articola anch’essa in due corsi principali, il primo di teoria ed il secondo di politica economica. Si introduce, tra l’altro, lo studio dell’econometria, a quei tempi all’avanguardia, sempre con l’obiettivo di fornire agli allievi basi ampie ed adeguati strumenti di comprensione della realtà europea. Nella sezione storica, ad un corso metodologico, seguono lezioni sulle basi storiche della società moderna, su fascismi e antifascismi, sulle guerre, sulle rivoluzioni. Le diverse sezioni sono tra loro legate da un corso comune a carattere storico-politico; inoltre sono organizzate conferenze per gli allievi ed altre aperte al pubblico.

Per molti anni una lezione inaugurale ed una lezione di chiusura dell’anno accademico si tengono nell’Aula Magna dell’Università. Talvolta in queste lezioni si sente l’eco degli avvenimenti internazionali di quegli anni; ad esempio nella lezione inaugurale dell’anno 1955, tenuta da Jean-Baptiste Duroselle, c’è la lucida analisi del momento di stallo nel processo di costruzione dell’Europa occidentale: la bocciatura della Comunità Europea di Difesa da parte della Francia ed alla sua troppo rapida sostituzione con l’Unione Europea Occidentale (UEO), la cui struttura sovranazionale è molto più debole, e le dimissioni di Jean Monnet dall’Alta Autorità della CECA. Il prof. Duroselle evidenzia come le cause del fallimento della CED debbano ricercarsi nella mancata fiducia nell’Europa occidentale da parte dei francesi, fiducia che avrebbe richiesto a suo parere tempi più lunghi, soprattutto a causa della diffidenza ingenerata dalle due terribili guerre con la Germania. Il prof. Duroselle evidenzia inoltre che, per il futuro dei singoli paesi, bisognerà necessariamente orientarsi verso la cooperazione europea, in quanto gli interessi economici spingono in tal senso: per esempio la valorizzazione dell’Africa francese, per la quale la Francia da sola non ha mezzi finanziari sufficienti. D’altro canto anche Germania e Italia hanno la necessità di trovare soluzioni per il riassorbimento della disoccupazione. La conclusione del prof. Duroselle è che: “Si apre un immenso campo alla collaborazione economica, suscettibile di rendere vitale e dunque di creare le migliori condizioni per l’integrazione economica europea”.

Il 1957, che vede a marzo la firma dei due trattati istitutivi della CEE e dell’EURATOM, è per l’Istituto già il quinto anno di attività: la lezione inaugurale, tenuta dal prof. René David, docente di Diritto civile comparato a Parigi, è intitolata “Considérations sur l’unification des droits européenns”; quella conclusiva, tenuta dal prof. Denis de Rougemont, direttore del Centro europeo di Cultura di Ginevra, si intitola “Les options fondamentales de l’Europe”.

L’ultima di questa serie di lezioni viene tenuta nell’autunno del 1968, all’inaugurazione dell’anno accademico 1968-69 dal prof. Jean Chesneaux, direttore della Ecole des Hautes Etudes di Parigi e docente alla Sorbona, e si intitola: “Tuer l’histoire europeocentrique et construire l’histoire universelle”.

La crisi degli anni settanta

L’Istituto Universitario di Studi Europei, grazie alla intuizione dei suoi padri fondatori, ha dunque potuto far tesoro della favorevole situazione sia locale che internazionale, riuscendo, pur nella sua realtà di piccola istituzione torinese, a concretizzare una parte significativa dell’ideale dell’integrazione europea: si pensi all’ampiezza della documentazione sulle organizzazioni internazionali raccolta e all’insegnamento tra i giovani, in un’epoca in cui bisognava prendere coscienza dell’Europa e dei suoi problemi, di nuove tecniche e materie allora poco studiate, come l’econometria ed il diritto comparato. Alla fine degli anni Sessanta però i tempi sono cambiati: gli obiettivi che si fondavano sulle speranze, poi deluse, di una rapida costruzione politica europea, sono stati ridimensionati e se ne sono sviluppati altri, soprattutto a favore del processo d’integrazione economica. Anche l’Istituto risente di questa nuova situazione. L’ampiezza dell’insegnamento che vi viene impartito non appare più idonea alla nuova realtà di quegli anni, visto anche l’avvio di corsi generali universitari di storia, diritto, economia europei. Inoltre in tali anni la situazione economica dell’Istituto diventa pesante ed è sempre più difficile reperire i fondi per le borse di studio mentre non si riescono a trovare nuovi finanziamenti.

I responsabili dell’Istituto decidono di proseguire ugualmente le attività impostando un’opera di rinnovamento della didattica: viene deciso, a partire dal 1969, di tralasciare la parte più generale dell’insegnamento, che aveva perso con gli anni l’iniziale originalità, per concentrarsi su soggetti specialistici. In particolare si approfondisce il tema “La città e la gestione del territorio”, analizzandolo nei suoi aspetti storici, giuridici, economici, sociologici, ecologici e di pianificazione, così come nei rapporti con i problemi internazionali. Il nuovo seminario, coordinato dal prof. Pierre George della Sorbona, nel 1969-70 si incentra in particolare sui problemi del Piemonte; nell’anno seguente il corso approfondisce specialmente le regioni ed i problemi delle Comunità europee; nel 1970-71 si passa alla ricerca, coordinata dalla signora Laura Felici, sulla città di Alessandria, la cui situazione è comparata con quella di altre città europee aventi dimensioni e caratteristiche simili. Seguono negli anni successivi seminari sull’organizzazione e riorganizzazione dei poteri locali in Europa.

E’ di questi anni l’impostazione delle azioni dirette alla sensibilizzazione delle realtà economiche e sociali, sia regionali che cittadine, verso le caratteristiche e l’incidenza a livello locale dell’integrazione europea. Questo filone di approfondimento si svilupperà successivamente ed è tuttora alla base di alcune tra le attività dell’Istituto. Non bisogna dimenticare che il 1970 è l’anno della costituzione delle Regioni, e che nel mese di giugno gli italiani sono chiamati alle urne per la prima volta per le elezioni regionali a statuto ordinario. I temi sviluppati all’Istituto sono dunque, ancora una volta, pienamente inseriti nel contesto della realtà italiana contemporanea. Questi temi sono approfonditi in Istituto come sempre in modo originale, mettendo in relazione la ristrutturazione dei poteri locali italiani con le esperienze di Francia, Germania Federale e Gran Bretagna, senza perdere di vista le prime conseguenze derivanti dalle politiche dell’Unione europea sulle realtà locali.

La crisi, anche grazie al finanziamento, a partire dal 1971, da parte del Ministero degli Affari Esteri, viene lentamente superata: non c’è più attorno all’Istituto quell’interesse generale che ne aveva favorito la nascita ed i primi anni di attività, ma grazie alla preziosa esperienza acquisita nel frattempo, è stato possibile trovare le energie per iniziare un nuovo ciclo di attività.

L’attività di ricerca
Durante gli anni compresi tra il 1974 ed il 1977 all’Istituto non si tengono corsi, ma si svolge unicamente attività di ricerca; ci si occupa di campi di studio relativamente nuovi, originali, dove non c’è molta concorrenza. L’esiguità dei finanziamenti porta a restringere l’ambito delle ricerche a tre direttrici principali. La prima riguarda l’indagine sulla resistenza europea durante la seconda guerra mondiale. Individuando la Resistenza come momento particolarmente significativo per le origini dell’Europa contemporanea, si cercano le fonti archivistiche della sua storia che si trovano nei continenti extraeuropei, innanzitutto in America. Frutto del lavoro svolto è la “Introductory Guide to American Documentation of the European Resistance Movement in World War II”. A questa ricerca storica e documentale se ne affianca una seconda prevalentemente geografica. Tra il 1972 ed il 1975 si portano avanti diversi studi, successivamente pubblicati, sulle Alpi Occidentali che riguardano tre paesi: Francia, Italia e Svizzera; nell’ambito della ricerca, guidata dal prof. Pierre George, si svolgono numerosi seminari, convegni e giornate di studio. Un’attenzione particolare è data alle informazioni per le Comunità montane ed altri Enti pubblici. In ambito economico, sotto la direzione dei professori Raymond Barre e Jean Bouvier, negli stessi anni si conduce una ricerca sulla moneta. In particolare si approfondiscono i problemi relativi ai depositi bancari di Germania, Francia e Italia tra il 1951 e il 1970, analizzando anche la comparabilità delle statistiche monetarie nazionali.

Alle attività sopra descritte si collega la necessità di pubblicare i risultati degli studi effettuati, oltre che di curare particolarmente l’ampliamento e l’aggiornamento della Biblioteca e del Centro di Documentazione sulle organizzazioni internazionali. Tra il 1959 ed il 1969 la collana “Bibliothèque européenne” aveva raccolto gran parte dei titoli pubblicati a cura dell’Istituto. A seguito delle ricerche degli anni ’70 vengono pubblicati la già citata “Introductory Guide to American Documentation of the European Resistance Movement in World War II” ed il bollettino “Notes d’informations sur l’activité de recherche de la documentation sur la Résistance européenne pendant la deuxième guerre mondiale”, che prosegue fino al numero 1 del 1976, col titolo “Résistance européenne”. Nel 1975 è pubblicata la brochure “Introduction à l’étude franco-provençale”, che raccoglie gli atti del convegno omonimo tenutosi nel luglio di quello stesso anno a Saint Nicolas, in Val d’Aosta.

Nel 1978 le due bibliotecarie dell’Istituto, Bianca Grassotti e Bernadette Rigaud compilano il “Catalogo della documentazione delle organizzazioni internazionali” che comprende tutte le pubblicazioni delle Comunità europee depositate presso il Centro di Documentazione dell’Istituto. Leggiamo dall’introduzione al catalogo: “L’Istituto Universitario di Studi Europei di Torino riceve dal 1952, anno della sua fondazione, tutte le pubblicazioni delle Comunità europee. E’ ricco di un immenso patrimonio che spesso è ancora troppo poco conosciuto. A più di vent’anni dalla firma del Trattato di Roma e nel contesto delle prossime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento europeo, il presente catalogo vuole essere uno strumento per favorire e stimolare la conoscenza dei problemi europei e per rendere più accessibile al pubblico questa documentazione, semplificandone la consultazione (…)”.

Si ricorda infine che a partire dagli anni sessanta si sono svolte presso l’Istituto diverse ricerche per conto del CNR.

Un nuovo Statuto
Nel 1977 ha luogo la ristrutturazione generale dell’Istituto: in particolare viene abbandonato il vecchio statuto del 1957 e variate di conseguenza le cariche statutarie. La struttura istituzionale prevista vent’anni prima comprendeva un Consiglio direttivo nel quale erano inclusi tutti i fondatori dell’Istituto, presieduto a turno di un anno dal Rettore dell’Università, dal Presidente della Provincia di Torino e dal Sindaco. Il Consiglio direttivo eleggeva il Direttore, il Segretario generale, il Tesoriere, i Revisori dei conti e una Giunta direttiva con funzioni esecutive.

Nel nuovo statuto si procede ad uno snellimento delle cariche direttive, prevedendo un Consiglio direttivo, un Presidente con carica triennale eletto dal Consiglio direttivo stesso, un Comitato scientifico ed un Revisore dei conti. Per quanto riguarda le finalità, il nuovo statuto all’art. 1, ampliando il dettato del 1957, sancisce: “L’Istituto Universitario di Studi Europei, con sede a Torino, in corso Vittorio Emanuele II n. 83, ha per scopo la ricerca scientifica e l’insegnamento nel campo dell’integrazione europea e dei rapporti internazionali e, attraverso tale attività, la preparazione di esperti e funzionari della vita internazionale; la promozione e la valorizzazione, anche attraverso il collegamento con organismi europei e internazionali, di iniziative di enti pubblici, privati, organizzazioni sindacali e di categoria, istituti ed enti culturali e di ricerca nell’ambito della collaborazione europea e dei rapporti internazionali”.

In attuazione del nuovo statuto, il prof. Andrea Comba, docente di Organizzazione internazionale all’Università di Torino, è eletto Presidente dell’Istituto. Nel Consiglio direttivo siedono i rappresentanti della Regione Piemonte, del Comune, della Provincia, delle Comunità europee, dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino, della Cassa di Risparmio di Torino, e successivamente della Camera di Commercio di Torino. Il Comitato scientifico, che ha il compito statutario di elaborare proposte di attività, di ricerca e di didattica, di provvedere al controllo dell’attività scientifica, di curare eventuali pubblicazioni e di coordinare il funzionamento della biblioteca, è composto nel 1977 da sei professori dell’Università di Torino: Andrea Belvedere, Andrea Comba, Alfonso Di Giovine, Sergio Pistone, Franco Pizzetti e Giuseppe Porro.

Le attività dopo il 1977
Con il 1977 vengono riprese in pieno le attività di insegnamento e di ricerca. L’Istituto infatti è oggetto di un rinnovato interesse da parte delle istituzioni locali torinesi. Il prof. Andrea Comba ed i membri del Comitato scientifico sono aiutati nell’opera di riorganizzazione dal prof. Fausto Fiorini, assessore all’istruzione della Regione, e dal suo omologo in Comune, l’assessore Giorgio Balmas.

L’11 novembre 1977 il Presidente della Regione Piemonte, Aldo Viglione, illustra ai rappresentanti della stampa torinese la nuova articolazione e gli obiettivi dell’Istituto Universitario di Studi Europei. Il presidente Viglione, riferendosi al ruolo dell’Istituto come a quello di un centro attivo nelle iniziative sulla collocazione del Piemonte nell’area europea, fa riferimento in particolare al tema, di piena attualità allora come oggi, di ottimizzare l’uso da parte del Piemonte dei finanziamenti del FEOGA per progetti in campo agricolo, del Fondo Sociale e della Banca Europea per Investimenti rivolti a progetti in campo economico e sociale, individuando la necessità di approfondire questi aspetti sia a livello di ricerca che a livello di formazione e riqualificazione del personale degli Enti locali, oltre che dell’industria e del mondo economico.

L’attività didattica riprende nel 1978 con il primo corso di specializzazione sulle organizzazioni europee sul tema: “Diritto dell’integrazione economica europea”, in collaborazione con la Facoltà internazionale di Diritto comparato di Strasburgo. Il corso ha una seconda edizione nel 1979. Gli argomenti trattati sono in particolare: unione doganale e politica commerciale; le società nella CEE; i regimi di concorrenza e la politica industriale; il diritto di stabilimento e le attività non salariate; il diritto di stabilimento e le attività salariate; la politica agricola comune e i montanti compensativi; armonizzazione e unificazione economica e monetaria; fiscalità. L’Istituto mette a disposizione 10 borse di studio per il soggiorno degli studenti e pubblica nella collana “Dossier” gli interventi più significativi tenuti durante il corso. Si affiancano a questo Corso cicli brevi di studio riservati ai funzionari degli Enti locali, sulle politiche dell’Unione europea, i fondi dell’Unione europea ed il loro utilizzo.

A partire dal mese di settembre 1979 inizia il lungo ciclo di Nuove tendenze del commercio internazionale. II corso, della durata di circa due mesi, è rivolto a 35 – 40 laureati e laureandi italiani e stranieri. Anche in questo caso l’Istituto può mettere a disposizione alcune borse di studio per gli studenti provenienti da fuori città o dall’estero. Il corso prosegue fino a tutto il 1989 arrivando a contare ben 10 edizioni, grazie al valido apporto di tanti docenti ed esperti italiani e stranieri, e anche grazie al fatto di aver saputo adattare la scelta dei temi trattati all’attualità delle relazioni internazionali. Riprendendo la tradizionale interdisciplinarietà dell’Istituto, gli scambi internazionali sono analizzati in relazione alle loro varie componenti economiche, giuridiche, finanziarie, valutarie, fiscali e tecnologiche. Durante i due mesi di lezione si approfondiscono nei primi anni le strutture e le trasformazioni dei mercati internazionali, i problemi finanziari, monetari e fiscali, la politica commerciale della CEE e la situazione italiana nel commercio internazionale. Nelle edizioni degli ultimi anni si aggiungono altri temi, come la disciplina della concorrenza in vista del mercato interno del 1992; l’internazionalizzazione della produzione, dei servizi finanziari e dei trasporti; la contrattualistica internazionale; gli sviluppi dei rapporti commerciali Est-Ovest. In generale si accentua nel corso degli anni l’interesse verso altre aree geografiche, tra le quali l’Europa non comunitaria, i Paesi in via di sviluppo, l’Estremo oriente ed in particolare il Giappone.

L’attività didattica ed informativa non si rivolge soltanto agli studiosi: con l’obiettivo, previsto tra gli altri nel nuovo statuto, di sensibilizzare le realtà economiche e sociali regionali e cittadine sull’integrazione europea, si svolge un ampio lavoro di informazione sui temi attinenti agli scambi e all’ordine economico internazionale. Si organizzano convegni e seminari, alcune volte di approfondimento scientifico, altre volte indirizzati ad operatori economici su questioni di attualità, come ad esempio il convegno relativo all’Accordo Multifibre, svoltosi nel 1981, negli stessi giorni in cui veniva concluso il negoziato o la serie di convegni organizzati tra il 1986 e il 1988, in collaborazione con la FIAT, sul tema “Le culture del lavoro nella trasformazione: l’esperienza torinese nel quadro europeo”.

Tra i relatori dei corsi e dei convegni vengono chiamati spesso professori ed esperti stranieri, europei ed extraeuropei, e funzionari delle Organizzazioni internazionali. Anche le ricerche promosse dall’Istituto si svolgono privilegiando un rapporto istituzionale con enti universitari o di ricerca stranieri, al fine di elaborare ed attuare programmi congiunti. Vengono organizzati un seminario sul governo locale e l’amministrazione pubblica, cui partecipano esperti giapponesi e americani; un seminario sulle multinazionali; una conferenza sulla CEE e gli aiuti pubblici alle imprese; un seminario sulla collaborazione economica con l’Unione Sovietica, cui partecipa un gruppo di economisti sovietici.

Da ricordare in particolare lo studio “Una moneta per l’Europa”, sull’unione economica e monetaria, cui segue la pubblicazione di un volume con contributi di Pierre Werner, Robert Triffin, Dieter Biehl, Roy Jenkins e Guido Montani. Il volume e la ricerca sono presentati al pubblico il 2 febbraio 1979. Secondo quanto evidenziato dal prof. Comba nella presentazione del volume: “Oggi le Comunità europee si trovano a dover colmare le gravi lacune del Trattato di Roma, che prevedeva un’organizzazione volta a realizzare una sempre più accentuata integrazione economica tra i suoi membri, senza la creazione di adeguati organismi monetari comunitari”.

Nell’intento di proseguire e razionalizzare i contatti con il mondo accademico internazionale, nel Centro di Documentazione viene attivata a partire dal 1977 una sezione dedicata alla formazione post-universitaria in Europa e nel mondo, che raccoglie tutte le informazioni sia sulle strutture e sui contenuti, sia le informazioni pratiche circa le modalità, per i laureati italiani, di accedere a tali corsi.

Il 1980 vede la ristrutturazione della Biblioteca e del Centro di Documentazione da parte dell’allora bibliotecaria Bernadette Rigaud coadiuvata dall’opera di due volenterose allieve dell’Istituto. Si procede alla ricatalogazione di tutte le opere possedute seguendo, per la soggettazione, il Thesaurus ECLAS – European Commission Library Automated System, strumento elaborato dalla Biblioteca centrale della Commissione delle Comunità europee su modello del Macrothesaurus pour le traitement de l’information relative au développement économique et social dell’OCSE di Parigi. A distanza di più di vent’anni, questa scelta compiuta allora da Bernadette Rigaud risulta molto valida, in quanto la banca dati ECLAS è oggi il miglior strumento di ricerca bibliografica offerto dalle istituzioni comunitarie. Viene inoltre attivato un servizio molto efficiente di informazione e di documentazione sulle attività delle istituzioni comunitarie, basato su “dossier” tematici organizzati secondo un piano di classificazione molto dettagliato: le famose “cartelline”, andate ora in pensione con l’avvento di Internet.

A partire dal primo ottobre 1978 l’Istituto sigla una convenzione con la Regione Piemonte, con la quale si impegna a fornire con scadenze fisse un bollettino, “Euroregione”, contenente tutte le novità in tema di politica regionale della Comunità, con particolare riferimento al Fondo Agricolo Europeo, al Fondo Sociale Europeo, alla Banca Europea per gli Investimenti, al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e alla politica dell’ambiente. “Euroregione”, con varie modifiche apportate negli anni, continua tuttora ad essere redatto a cura dell’Istituto e ad essere stampato ed inviato a cura degli uffici regionali a consiglieri e direttori della Regione e ad enti piemontesi interessati.

Per quanto riguarda l’attività di ricerca, l’Istituto analizza vari temi internazionali, spesso in collaborazione con analoghi centri di tutta Europa. Tra questi un’indagine sugli aiuti pubblici alle imprese, commissionata dalla CEE e svolta in collaborazione con centri di ricerca di Nancy, Bruxelles e Lisbona. Un altro filone di ricerca riguarda il diritto pubblico straniero e comparato, con approfondimenti in tema di giustizia costituzionale e di istituzioni locali, grazie agli intensi contatti con costituzionalisti di vari paesi.

Tutte queste attività, e molte altre che qui non è possibile elencare, fanno dell’Istituto, a partire dagli ultimi anni Settanta, un centro di raccordo importante tra il Piemonte e l’Europa, un ponte tra la regione e le realtà internazionali. Questo periodo si chiude con la celebrazione dei trent’anni dell’Istituto, in occasione della quale vengono pubblicati sia un libro riassuntivo delle attività svolte, sia una brochure con il discorso tenuto il 28 ottobre 1982 da Gaston Thorn, l’allora Presidente della Commissione delle Comunità europee, dal titolo: “Pour une nouvelle stratégie industrielle européenne”. Nella seconda parte del volume del trentennale sono elencati i docenti e gli esperti che negli anni hanno collaborato con l’Istituto e gli studenti e ricercatori: sono rispettivamente 557 e 673, provenienti da tutte le parti del mondo.

Anni recenti
Il 1984 è sicuramente ricordato dai responsabili e dallo staff dell’Istituto come “l’anno del trasloco”. Non è stato facile infatti, in soli due mesi, organizzare il trasferimento di migliaia di volumi, decine di armadi ed arredi vari da una sede grande come era quella di corso Vittorio Emanuele 83 ai due alloggi comunicanti di via Sacchi 28 bis. Ma tant’è: a gennaio del 1985 le attività riprendono in modo regolare nella nuova sede.

Gli uffici, le salette di lettura e l’aula di via Sacchi si dimostrano nel giro di qualche anno del tutto insufficienti per l’Istituto; ma, dopo anni di ricerche, bisognerà attendere l’autunno del 1998 per un nuovo trasloco, questa volta in uno splendido edificio seicentesco, Palazzo Coardi di Carpeneto, in via Maria Vittoria 26, che è la sede attuale dell’Istituto.

A partire dal 1984 inizia all’Istituto un’iniziativa per l’epoca particolarmente originale: il Programma Avanzato di Formazione Transnazionale (PAFT). Tale programma si rivolge a specialisti, in particolare giuristi d’impresa e rappresentanti di uffici legali di industrie, banche e studi professionali, senza escludere laureati e laureandi interessati all’approfondimento del diritto transnazionale ed in particolare della contrattualistica internazionale. Con una metodologia nuova e particolarmente efficace, le giornate di lavoro si articolano in discussioni di casi pratici e scambio di esperienze tra persone provenienti da ambienti culturali e professionali diversi. Il corso si avvale della collaborazione di docenti che hanno maturato esperienze pratico-professionali, oltre che teoriche, nel settore loro affidato. Il programma prosegue con successo negli anni 1985, 1986, 1987 e 1989, con un’organizzazione molto apprezzata dai partecipanti e curata in particolar modo dalla Signora Agnese Cravero, fino al 1994 (data del suo pensionamento), preziosa collaboratrice dell’Istituto. Nel caso del Programma Avanzato di Formazione Transnazionale l’Istituto è stato pioniere di una metodologia particolarmente innovativa, che solo in anni successivi si è poi diffusa, essendo poi ampiamente utilizzata in Italia nel campo della formazione specialistica.

Il 1984 vede anche l’approvazione da parte della Regione Piemonte della Legge regionale per l’ erogazione di contributi ad alcuni enti di rilievo regionale, tra cui l’Istituto Universitario di Studi Europei.

Tra il 1986 e il 1988 l’Istituto, con la collaborazione del gruppo Fiat, ha promosso un’iniziativa dal titolo “Le culture del lavoro nella trasformazione: l’esperienza torinese nel quadro europeo”. Il progetto culturale è stato curato da un comitato scientifico costituito dai professori: Aris Accornero, Valerio Castronovo e Andrea Comba e coordinato da Bruno Bottiglieri e Paolo Ceri. Il programma si è sviluppato con una serie di incontri di studio e la pubblicazione di un volume edito dal Mulino contenente relazioni ed interventi alle prime due giornate di studio ed un rapporto di ricerca su “Industria, innovazione e lavoro” curata da Aris Accornero e da Paolo Ceri.

A seguito della convenzione con l’Università Externado di Colombia e con l’Associazione di Studi Sociali Latino-Americani, l’Istituto organizza nel 1988 e nel 1990 due edizioni del Corso di specializzazione post-universitaria in diritto pubblico comparato. Il corso, di durata trimestrale, riguarda il Diritto pubblico interno e comparato costituzionale e amministrativo nei suoi vari aspetti, anche storici e teorici. Le due linee-guida del corso sono da una parte l’offerta di un’informazione ampia e articolata sui principi fondamentali e sulle esperienze concrete del Diritto pubblico italiano nelle sue connessioni economiche, sociologiche e politologiche; e dall’altra l’individuazione delle relazioni del Diritto pubblico italiano con i Diritti europei e col Diritto dell’integrazione. Alle due edizioni partecipano rispettivamente 24 e 30 laureati provenienti dalla Colombia e da altri paesi dell’America Latina, alla quasi totalità dei quali vengono assegnate borse di studio concesse dal Ministero degli Affari Esteri italiano. Al corso partecipano come docenti i migliori studiosi italiani ed europei delle materie trattate. Anche gli allievi hanno modo di confrontare le loro esperienze con le prassi applicative politiche ed amministrative italiane, con riferimento non solo alla realtà piemontese, ma anche a quella di altre regioni italiane nelle quali durante il corso sono organizzati incontri di studio. Gli allievi preparano il materiale di discussione e approfondiscono tematiche del loro diritto nazionale, in rapporto all’esperienza italiana ed europea. Durante i tre mesi di corso gli studenti latino-americani, in gran parte giovani, portano, oltre a molto lavoro organizzativo, una ventata di allegria ed entusiasmo nelle austere sale di via Sacchi.

Nell’ambito dell’attività di ricerca, sono da ricordare quella sul: Neo-protezionismo nella CEE, svolta in collaborazione con l’Università di Ferrara e concernente le nuove forme di ostacoli agli scambi di merci tra gli operatori economici degli Stati membri, con particolare riferimento agli ostacoli tecnici, e la ricerca su: Costituzionalismo latino in America, svolta per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche sotto la direzione del Prof. Giorgio Lombardi. Nel 1988 l’Istituto viene incaricato di svolgere una ricerca, promossa dal Consiglio regionale del Piemonte, sulla normativa internazionale in materia di tutela dell’ambiente, curata dai professori Laura Pineschi e Giuseppe Porro. L’anno successivo, sempre su incarico del Consiglio regionale del Piemonte, in Istituto si affronta uno dei temi più complessi della problematica derivante dal principio di uguaglianza: quello della parità normativa tra uomo e donna. I professori Marila Guadagnini e Giuseppe Porro raccolgono i provvedimenti internazionali e comunitari più rilevanti in materia. Successivamente per conto del CNR, viene condotto presso l’Istituto il progetto strategico su: “Piccole e medie imprese e mercato interno del primo gennaio 1993: problemi e prospettive”. All’interno di questo progetto strategico viene approfondito in particolare il tema della legislazione sui cosmetici a livello nazionale ed europeo.

Nel frattempo prosegue la collaborazione tra l’Istituto e la Regione Piemonte: in particolare vengono organizzati corsi di formazione sulle tematiche europee rivolte al personale regionale, corsi che prevedono una prima parte teorica sul diritto e sulle politiche comunitarie e, a partire dal giugno 1990, una parte pratica sull’utilizzo delle banche-dati prodotte dalle Istituzioni comunitarie.

In occasione del 3° Salone del libro di Torino, viene presentata dal prof. Franco Reviglio la Guida alla documentazione di organizzazioni internazionali, pubblicazione voluta da dodici biblioteche universitarie e curata dal Centro di documentazione del Centro di formazione dell’OIL sotto gli auspici dell’Associazione torinese d’iniziativa per il Centro di formazione dell’OIL.

Nel 1988 fa il suo ingresso all’Istituto il primo personal computer, fornito dalla Regione per l’automazione della biblioteca ed il collegamento con le banche-dati comunitarie. Il computer viene fin dall’inizio utilizzato per catalogare tutte le nuove acquisizioni bibliografiche utilizzando il programma “Erasmo”, studiato a tal fine dal CSI Piemonte e dalla Regione per le biblioteche. In Segreteria i primi PC segnano il rapido tramonto dell’era delle macchine per scrivere, delle veline e della carta carbone.

L’inizio degli anni Novanta segna per l’Istituto l’inizio di una nuova fase di attività, incentrata principalmente sui nuovi corsi e sul sempre più accentuato processo di informatizzazione della biblioteca e del centro di documentazione.

I corsi degli anni '90

Nel 1990 inizia un nuovo ciclo di corsi. Dopo la decima edizione di “Nuove tendenze del commercio internazionale”, conclusasi con successo nel 1989, si imposta il programma di formazione per futuri diplomatici, in collaborazione con l’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. L’anno seguente parte la prima edizione del Corso di specializzazione post-universitaria in diritto del commercio internazionale.
“Corso di preparazione alla Carriera diplomatica e consolare”

L’accesso alla carriera diplomatica e consolare avviene in Italia a seguito di un impegnativo concorso che prevede il superamento di prove scritte in tre materie istituzionali, storia moderna e contemporanea, diritto internazionale pubblico, economia politica e politica economica, e di due prove di lingue, alle quali segue un esame orale. Già nella primavera del 1987 su interessamento del Ministro Andrea Mochi Onory, l’allora direttore dell’Istituto Diplomatico e sotto la direzione scientifica del prof. Giuseppe Porro, docente di Diritto diplomatico e consolare e di Diritto internazionale dell’economia e membro dal 1977 del Comitato scientifico dell’Istituto, si era svolto un primo corso di orientamento alla carriera diplomatica, rivolto a studenti e a neo-laureati interessati ad approfondire, ai fini professionali, le caratteristiche della funzione diplomatico-consolare oltre che il ruolo della diplomazia nelle relazioni internazionali. Era stato un esperimento riuscito, che aveva messo in luce l’interesse tra i giovani laureati per questo tipo di specializzazione, mentre da parte del Ministro Mochi Onory, anche in occasione del suo intervento al corso, era stato espresso il desiderio di veder incrementare il numero di laureati piemontesi partecipanti alle selezioni concorsuali. Da questa precedente esperienza nasce dunque il programma di un corso, di durata semestrale, volto all’approfondimento delle materie oggetto del concorso, le quali non sempre vengono trattate in modo esaustivo ai fini dell’esame ministeriale durante il normale curriculum universitario dei laureati in Scienze politiche, Giurisprudenza o Economia. Mentre per le lezioni delle materie istituzionali ci si avvale di professori dell’Università di Torino, per le due lingue, l’inglese e il francese, l’Istituto attiva quella che si dimostrerà una lunga e proficua collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, che ha il suo Centro di Formazione a Torino, ed in particolare con il Servizio linguistico. Anche la sede del corso è situata presso l’ampio ed attrezzato campus del Centro Internazionale, in Viale Maestri del Lavoro, più conosciuto in città come BIT. Il Corso di preparazione alla carriera diplomatica e consolare prosegue per ben undici edizioni, dal 1990 al 2000. In questi 11 anni ben 246 studenti provenienti dal Piemonte e da tutta Italia hanno seguito il corso, per la stragrande maggioranza con grande impegno ed entusiasmo: di questi un numero purtroppo limitato è riuscito a superare l’esame ministeriale, però la maggior parte di loro ha messo a frutto, nelle opportunità professionali successive al corso, la specializzazione acquisita a Torino. Molti hanno avuto la possibilità di compiere stages presso i servizi del Centro Internazionale, alcuni all’estero, altri hanno avuto contratti di maggior durata e lavorano tuttora al Centro; altri hanno trovato lavoro negli uffici che si occupano delle relazioni internazionali di Enti pubblici e privati; altri ancora presso Organizzazioni internazionali o Organizzazioni Non Governative.

Con l’obiettivo di diversificare ulteriormente gli sbocchi professionali, a partire dall’anno 2001 il corso cambia struttura. Il nuovo corso, di durata leggermente superiore, dal titolo: Corso di specializzazione in scienze internazionali e diplomatiche, se nella prima parte mantiene la struttura tradizionale formata da lezioni ed esercitazioni di approfondimento delle materie rilevanti per la preparazione del concorso diplomatico, nella seconda parte offre percorsi specialistici di analisi su aspetti giuridici, economici e storici delle relazioni internazionali. Durante il corso vengono inoltre offerte occasioni d’incontro con funzionari di organizzazioni internazionali, al fine di orientare i partecipanti sulle scelte e sulle modalità di accesso alle carriere nelle Organizzazioni internazionali e nell’Unione europea.
“Corso post-universitario di diritto del commercio internazionale” (International Trade Law Course)

A partire dal 1991 inizia il Corso post-universitario di diritto del commercio internazionale, presentato nell’ottobre 1990 al Palais des Nations a Ginevra. L’idea di creare il nuovo programma di formazione che sostituisca il precedente corso organizzato dall’Istituto sul commercio internazionale, trae origine dalla constatazione che i rapporti economici, finanziari ed industriali necessitano di una sempre più ampia cooperazione tra imprese di paesi diversi, come condizione indispensabile della crescita economica. Questa tendenza all’internazionalizzazione delle relazioni economiche comporta che si sviluppino al contempo, tra i vari paesi, momenti formativi comuni in grado di facilitare la cooperazione, grazie ad omogenee conoscenze di base tra gli operatori. Come già durante i corsi degli anni Cinquanta e Sessanta giungono a Torino per frequentare l’International Trade Law Course studenti e docenti da ogni parte del mondo. Il corso dura circa tre mesi, da aprile a giugno e permette ai partecipanti, in gran parte con una formazione universitaria di tipo giuridico, un buon approfondimento del diritto commerciale e della contrattualistica internazionale. Grazie al fatto di poter risiedere e seguire le lezioni al campus del Centro Internazionale di Formazione dell’OIL (divenuto recentemente sede dello Staff College delle Nazioni Unite), il Corso favorisce la discussione e lo scambio reciproco delle conoscenze fra partecipanti. Rispetto ai corsi dei primi anni dell’Istituto l’inglese sostituisce il francese come lingua di lavoro. Il corso si avvale di lezioni di autorevoli e prestigiosi accademici, di qualificati avvocati e di operatori giuridici italiani e stranieri, coordinati dai professori Giuseppe Porro e Gianmaria Ajani. Tra i temi trattati sono da ricordare: l’origine e l’evoluzione degli scambi internazionali, strutture e trasformazioni dei mercati internazionali; strategie commerciali ed industriali; problematiche giuridiche del commercio internazionale tra aree a sviluppo economico differente; strumenti, politiche e norme delle principali organizzazioni economiche e finanziarie internazionali; le fonti specifiche della disciplina giuridica del commercio internazionale; dinamiche e regolamentazione delle imprese multinazionali; i più importanti tipi di contratto del commercio internazionale; strumenti di pagamento, garanzie e protezione dell’investimento all’estero; armonizzazione normativa a livello internazionale e regionale (compreso l’ambito UNCITRAL, OMC e UNIDROIT); la regolamentazione antitrust, con particolare riferimento all’Unione europea; arbitrato e risoluzione delle controversie. Il corso in diritto del commercio internazionale ha festeggiato nel 2000 i suoi dieci anni. In tale occasione è stato presentato il volume “New Trends in International Trade Law”, edito da Giappichelli, che raccoglie contributi di docenti italiani e stranieri che nei 10 anni si sono susseguiti al corso. La presentazione ha avuto luogo il 2 giugno 2000 presso il Centro Internazionale alla presenza del Rettore dell’Università di Torino, prof. Rinaldo Bertolino. In questi anni i partecipanti al Corso sono stati più di 400, provenienti da 65 paesi. I temi trattati sono tuttora di grande attualità ed ogni anno a febbraio, quando si raccolgono ed esaminano le candidature, continuano ad arrivare centinaia di domande a fronte dei 40 posti disponibili. Tutto ciò fa ben sperare nel proseguimento del corso nei prossimi anni.
Gli Altri corsi

Sempre a partire dal 1991 l’Istituto organizza, in occasione dei concorsi indetti dalle Istituzioni comunitarie, dei cicli di approfondimento metodologico, della durata di una settimana, rivolti ai laureati in procinto di affrontare le prove scritte concorsuali. Il primo di questi corsi si è tenuto nell’aprile 1991 e riguardava la preparazione per amministratori giuristi. L’ultimo in ordine di tempo è quello che si è tenuto nel giugno 2001 per i candidati al concorso indetto dal Parlamento europeo per amministratori di lingua italiana.

Continua l’attività di formazione per conto della Regione Piemonte. A seguito di una nuova convenzione con la Direzione Sviluppo e Gestione delle Risorse Umane, siglata nell’aprile 2000, l’Istituto organizza i corsi di formazione del personale dipendente, relativamente all’area delle tematiche europee. Si tratta di circa 60 giornate di formazione all’anno, che si tengono presso la sede dell’Istituto. In tali giornate vengono affrontati sia argomenti a carattere generale che tematiche più specifiche, quali i fondi strutturali, le opportunità per le imprese, gli appalti a rilevanza comunitaria, l’euro e la libera circolazione dei servizi nella Comunità europea.

Il Centro di Documentazione organizza a partire dal 1999 il Corso di orientamento sulla documentazione dell’Unione europea: banche dati e risorse Internet. Negli ultimi anni, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, il modo di lavorare, studiare e scambiarsi informazioni è cambiato radicalmente. Anche in Istituto il lavoro delle bibliotecarie riguarda sempre più spesso l’orientamento tra le varie fonti di informazione sulla Comunità europea disponibili in rete ed il corretto utilizzo delle banche dati, piuttosto che il reperimento di documentazione cartacea. Da qui la necessità di prevedere momenti di approfondimento su questo tema. Il corso si propone di rendere i partecipanti autonomi nella ricerca della legislazione comunitaria, delle pubblicazioni ufficiali e capaci di interrogare le banche dati comunitarie. I cinque argomenti chiave trattati sono: introduzione alla documentazione dell’Unione europea; documenti correlati al processo legislativo comunitario; banche dati comunitarie; siti ufficiali e non sulle attività e le politiche dell’Unione europea; pubblicazioni e documentazione. Dal punto di vista metodologico viene dato ampio spazio alle dimostrazioni di ricerca simulata, on-line e su cd-rom, utilizzando i supporti informatici presenti nell’aula dell’Istituto, al fine di consentire ai partecipanti di utilizzare immediatamente ed in modo autonomo la documentazione comunitaria. Il corso è indirizzato a funzionari e operatori di enti pubblici e privati che nell’ambito della loro attività lavorativa si trovino nella necessità di reperire informazioni puntuali ed aggiornate in materia comunitaria, relativamente al proprio settore di specializzazione. Tra gli Enti che hanno già preso parte al corso, ci sono Regione Piemonte, Università degli Studi di Torino, Politecnico di Torino, Centri di Documentazione Europei, Info-Point Europa, Enti locali.

L'Istituto oggi

Il segreto di questi sessantacinque anni di vita dell’Istituto sta proprio nell’aver saputo rispondere a precise esigenze formative della collettività. Un servizio in evoluzione che si è continuamente aggiornato per stare al passo con le crescenti necessità di informazione, rinnovando progressivamente le tecniche di approccio del pubblico e delle realtà locali all’Europa.

Fondamentale patrimonio culturale dell’Istituto è il Centro di Documentazione sulle organizzazioni internazionali e in particolare il CDE dell’Unione Europea che rappresentano l’espressione del ruolo concreto che l’Istituto non ha mai cessato di svolgere, a partire dalla sua fondazione, nell’ambito della realtà cittadina e regionale. In questi anni infatti tale patrimonio è stato utilizzato per informare tempestivamente sia con il bollettino “Euroregione”, sia mettendo a disposizione di Enti pubblici, operatori privati, studenti e cittadini la documentazione sulle attività dell’Unione europea, dell’OCSE, dell’OMC e del Consiglio d’Europa, organizzazioni delle quali l’Istituto riceve regolarmente le pubblicazioni ufficiali.

Oggi l’Istituto ha grandi potenzialità ed i progetti di nuovi corsi e nuove attività non mancano. Il contesto è senza dubbio favorevole: la Commissione europea ha recentemente individuato tra le sue priorità quella della trasparenza, e non c’è trasparenza senza un’ampia diffusione dell’informazione su legislazione e politiche dell’Unione europea; la città di Torino inoltre, anche grazie alla presenza del più grande centro di training delle Nazioni Unite presso il Centro internazionale di formazione dell’OIL e della Fondazione europea per la Formazione dell’Unione Europea, può qualificarsi sempre più come capitale della formazione internazionale.

L’Istituto nei suoi molti anni di storia ha visto allontanarsi alcuni degli ideali dei suoi padri fondatori, soprattutto quelli legati ad un processo di rapida integrazione politica dei Paesi dell’Europa occidentale. Nel frattempo sono subentrati nuovi obiettivi, più vicini ad una realtà politica internazionale che si è evoluta nel senso dell’integrazione economica e dell’allargamento del modello occidentale ai Paesi dell’ex blocco sovietico. Anche questi nuovi temi hanno dato origine ad interessanti spunti di studio e di ricerca scientifica.

Ciò che negli anni si è al contempo via via sviluppata è la convinzione, già insita nei presupposti della fondazione dell’Istituto, che la molteplicità di posizioni dottrinali, di esperienze, di metodi di insegnamento e di ricerca, costituisca non una potenziale fonte di problemi bensì una grande ricchezza da condividere con i partecipanti ai corsi.

E’ questa un’idea che ancor oggi continua a dare i suoi frutti positivi quando studenti e professori di cultura, lingua e tradizioni diverse si trovano a condividere lo studio, la discussione e perché no anche i momenti conviviali che rafforzano e sottolineano l’esigenza di una globalizzazione non tanto dei mercati quanto delle conoscenze, perché conoscere significa condividere e quindi rispettarsi nella diversità.