Riforma dei mercati finanziari: ESMA al centro della nuova governance europea

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di Chiara Bazzano

A fine dicembre, la Commissione Europea ha avviato una riforma ambiziosa pensata per unire i mercati finanziari e affrontare il problema della frammentazione, considerata sempre più dannosa per la competitività europea.
Al centro di questo pacchetto legislativo c’è l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), che avrà il compito di supervisionare direttamente le principali infrastrutture di mercato dell’Unione, che vanno dalle piattaforme di negoziazione alle attività di post-trading e ai servizi relativi alle cripto-attività.

A presentare le proposte di intervento è stata la commissaria ai Servizi finanziari e all’Unione del Risparmio e degli Investimenti, Maria Luís Albuquerque, che ha sottolineato l’urgenza di agire rapidamente per stimolare gli investimenti, dare nuova linfa alla crescita economica e riacquistare centralità nel mosaico geopolitico.
Il pacchetto, che modifica ben 18 normative europee, si ispira al modello della vigilanza bancaria unica e mira a rafforzare il principio di centralizzazione: l’ESMA avrà poteri diretti sulle principali entità transfrontaliere, superando così il suo ruolo di semplice coordinatore. Per l’Italia, questo comporterà il trasferimento della vigilanza prudenziale di Borsa Italiana all’ESMA, mentre la Consob continuerà a gestire il controllo sugli abusi di mercato e sulle sospensioni degli scambi.

Tra le novità più interessanti, emerge l’introduzione dello status di “Operatore di Mercato Paneuropeo” (PEMO): questo nuovo status permetterà ai gruppi che operano in diversi Paesi di lavorare con una sola licenza europea, il che comporta meno duplicazioni e costi. L’obiettivo è abbattere le barriere nazionali, semplificare le operazioni transfrontaliere e creare un ambiente più favorevole per attrarre capitali verso le imprese innovative, che spaziano dalla tecnologia pulita alla biomedicina, dall’intelligenza artificiale alla difesa.
Un altro aspetto importante della riforma riguarda i cittadini: Bruxelles intende mobilitare parte dei quasi 10 mila miliardi di euro fermi sui conti correnti, orientando il risparmio privato verso investimenti più produttivi grazie a regole più semplici e costi ridotti.

Tuttavia, a due mesi di distanza, il dibattito politico è ancora acceso: diversi Paesi, come Germania, Irlanda e Lussemburgo, temono che la centralizzazione possa comportare una perdita di sovranità o a svantaggi competitivi nazionali.
Di tutt’altro avviso è Albuquerque, per cui la riforma agisce “nell’interesse degli Stati” e nella convinzione che solo un mercato integrato può attrarre investitori globali e mantenere i capitali europei all’interno dell’Unione.
L’iter della riforma continua nel 2026, mentre l’implementazione completa è prevista entro il 2027, accompagnata da un monitoraggio costante degli effetti sui mercati nazionali.

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