di Giorgio Firera
L’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE) lancia una nuova rubrica dedicata alla storia dell’Unione Europea e alle sue figure più influenti. L’intento della nostra iniziativa è avvicinare studiosi, giovani e cittadini alla storia europea, offrendo gli strumenti per rileggere il passato e comprendere l’Europa di oggi.
Il difficile momento che l’Unione Europea sta attraversando è sotto gli occhi di tutti: le correnti sovraniste minano la solidarietà tra gli Stati Membri, i Paesi “frugali” si scontrano con quelli mediterranei sul rigorismo dei conti pubblici e il problema migratorio resta irrisolto. A tutto questo si aggiungono le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, che ha più volte lambito i confini orientali. Si tratta di eventi che mettono a dura prova gli ideali europei di libertà, uguaglianza, pace, solidarietà e unità nella diversità, come espressi nell’Inno alla Gioia.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, l’Unione viene spesso criticata per non reagire ancora abbastanza rapidamente alle crisi che si susseguono. Questo giudizio contiene certamente una parte di verità, ma allo stesso tempo rischia di far dimenticare quanto è stato fatto solo pochi anni fa.
Nel 2020, come ben sappiamo, l’Europa si è trovata ad affrontare la pandemia di COVID-19, e in un momento in cui ogni Stato avrebbe potuto scegliere di chiudersi in sé stesso, è stata scelta la strada della cooperazione. Grazie a questa scelta, l’Unione è riuscita a introdurre misure straordinarie di sostegno economico, a cui si è aggiunto un piano di rilancio senza precedenti da 1.824 miliardi di euro. Stiamo parlando di uno sforzo comune mai visto prima, che ha dimostrato l’efficienza del principio di solidarietà, un principio che oggi più che mai meriterebbe di essere riapplicato.
Ma come nasce l’idea di avvicinare gli Stati Europei? Già nel 1929, l’allora Ministro degli Esteri francese Aristide Briand propose alla Società delle Nazioni di creare legami più stretti tra i popoli europei per affrontare problemi comuni. Quest’idea venne poi ripresa nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che individuarono in un’Europa federale, dotata di istituzioni forti, l’unico mezzo per superare i nazionalismi identitari e garantire una pace duratura. Le loro proposte, diffuse da attiviste antifasciste come Ursula Hirschmann e Ada Rossi, costituirono la base ideologica per il Movimento Federalista Europeo fondato nel 1943, anticipando principi oggi fondamentali, come la libera circolazione e la cooperazione economica.
Dopo la guerra, la solidarietà europea prese forma nella dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, che all’indomani del più devastante conflitto per il Vecchio Continente, propose di mettere in comune la produzione di carbone e acciaio. L’obiettivo non era solo economico: la condivisione di queste risorse avrebbe impedito un riarmo segreto e ridotto le tensioni tra Francia e Germania, divise da secoli a causa di contese territoriali.
Il passo successivo fu la firma del Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) del 1951. L’accordo coronava le idee di Jean Monnet e del ministro degli Esteri francese Robert Schuman, con il sostegno di Adenauer, cancelliere della Repubblica Tedesca, e Hallstein, suo ministro degli Esteri. A unirsi furono anche i paesi del Benelux e l’Italia che, guidata da Alcide de Gasperi, vedeva nell’adesione un volano economico e politico per la giovane Repubblica.
Parallelamente, nel maggio 1949 venne creato il Consiglio d’Europa, un’organizzazione intergovernativa istituita voluta anche da Winston Churchill per promuovere la democrazia e prevenire nuovi conflitti tramite l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa.
Negli anni Cinquanta si registrò una prima battuta d’arresto a causa del rifiuto della Francia di aderire alla Comunità europea di difesa. La questione si risolse grazie alla collaborazione dei paesi del Benelux, che puntarono sulla cooperazione economica come via necessaria per l’unità politica. Successivamente, il Trattato di Roma del 1957 permise la nascita della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM), con attenzione anche a una politica agricola comune proposta dal Ministro olandese Sicco Mansholt.
Un altro passo importante fu l’Atto di Bruxelles del 1976, che introdusse il suffragio universale diretto per il Parlamento Europeo, frutto anche del decennale impegno della deputata Nilde Lotti. Le elezioni del 1979 segnarono una maggiore presenza femminile nelle istituzioni europee, con la giornalista e politica francese Louise Weiss ad aprire la seduta inaugurale e Simone Veil, sopravvissuta all’Olocausto, eletta prima Presidente del Parlamento Europeo.
Guardando al passato e a quel primo passo del 1951, si comprende come l’Europa sia nata sulle macerie di un continente devastato dalla guerra e diviso dalla “cortina di ferro”. È stato un percorso incerto, pieno di ostacoli, ma grazie a donne e uomini di straordinario valore ha portato all’Europa in cui viviamo oggi.
Ecco qual è l’obiettivo della rubrica: riscoprire questi giganti, valorizzare il loro ruolo nella costruzione del nostro presente e trarre insegnamenti per costruire l’Europa del futuro.




