Giganti d’Europa: Robert Schuman

di Giorgio Firera

Il 9 maggio 1950, con la pronuncia della Dichiarazione Schuman,si compiva il primo passo verso la creazione dell’odierna Unione Europea. Con essa, venne individuato nel conflittuale rapporto tra Francia e Germania il principale ostacolo alla pace duratura in Europa, proponendo come soluzione iniziale la messa in comune delle risorse industriali fondamentali. A individuare le principali problematiche e conseguenti soluzioni fu proprio il politico che da quelle ostilità era coinvolto fin dalla nascita: Robert Schuman. 

Schuman nacque nel 1886 come cittadino tedesco in Lussemburgo territorio allora conteso tra le grandi potenze vicine. Studiò legge, economia, filosofia politica, teologia e statistica presso le università di Bonn, Monaco, Berlino e Strasburgo, laureandosi in legge con il massimo dei voti presso quest’ultima. Nel 1912 aprì il proprio studio legale a Metz e, riformato per motivi di salute, non partecipò alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1918 entrò in politica come consigliere comunale di Metz e poi come deputato francese per la regione della Mosella, incarico che mantenne fino al 1940.

Allo scoppio dell’occupazione nazista, da sottosegretario per i rifugiati, assistette alla caduta della Francia; inizialmente confermato nella sua posizione dal primo governo Pétain, appoggiò l’armistizio con la Germania e sostenne i pieni poteri al maresciallo, per poi dare le dimissioni e rientrare in Lorena, dove il 14 luglio venne arrestato dalla Gestapo per atti di resistenza e protesta a favore dei rifugiati, diventando il primo parlamentare francese ad essere incarcerato dai nazisti. Convertita la detenzione a Metz in arresti domiciliari, riuscì a fuggire a Mulhouse dove, con documenti falsi, raggiunse la Francia di Vichy nell’agosto del 1942. Nascostosi in vari monasteri fino al ritorno degli Alleati, gli furono temporaneamente sospesi i diritti civili per il breve sostegno a Pétain, fino a quando Charles de Gaulle, il 15 settembre 1944, glieli restituì. 

Nel 1946 venne eletto nelle file del Movimento Repubblicano Popolare, diventando Cancelliere tra il novembre 1947 e il luglio 1948. Durante il suo governo firmò il Trattato del Nord Atlantico e promosse la nascita di un’Assemblea europea, trasformando discussioni accademiche in realtà istituzionale con la fondazione del Consiglio d’Europa e la firma dei suoi Statuti il 5 maggio 1949.

Riconosciuta nei nazionalismi la matrice delle catastrofi del Novecento, operò come Ministro degli Esteri per spingere i Paesi europei a collaborare reciprocamente senza motivi di egemonia o interesse egoistico, preservando allo stesso tempo le proprie differenze. 

La sua visione prese forma nella Dichiarazione Schuman: in essa si si avanzava la proposta di mettere in condivisione carbone e acciaio, ossia le risorse naturali indispensabili per l’industria bellica. Tale produzione sarebbe stata posta sotto il controllo un’Alta Autorità indipendente, le cui decisioni vincolanti avrebbero riguardato tutti gli Stati aderenti. L’obiettivo era favorire il progresso economico e la pace, offrendo la produzione senza esclusioni e contribuendo a una comunità europea condivisa. Poco più di un anno più tardi, il 18 aprile 1951, i sei membri fondatori firmarono il Trattato di Parigi, costituendo la base della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Con i Trattati di Roma, l’Assemblea comune divenne nel 1958 l’Assemblea parlamentare europea (APE), che scelse Schuman come suo primo Presidente. 

A suo avviso essa costituiva l’elemento politico e unificatore della comunità europea, poiché i suoi membri, rappresentanti dei popoli, erano chiamati a fungere da coordinatori e, quindi, ad essere la forza motrice dell’unificazione europea. Al contempo l’Assemblea avrebbe esercitato il controllo parlamentare sulle azioni dell’Alta Autorità, smentendo i timori di una deriva tecnocratica delle istituzioni economiche europee.

Come Presidente perseguì un approccio pragmatico nella creazione della Comunità Europea, volendola costruire su valori comuni e condivisi tra gli Stati membri, senza far venir meno le diversità culturali, politiche, sociali ed economiche degli Stati. Nelle sue intenzioni, i governi nazionali avrebbero dovuto mantenere le loro prerogative in tutti i settori in cui risultasse possibile senza compromettere la promozione dell’interesse comune. Tale orientamento fu adottato anche considerando una futura estensione dell’Unione, reputandolo il più idoneo a spingere all’adesione il Regno Unito e i paesi scandinavi.

Per ragioni di salute Robert Schuman dovette rassegnare le dimissioni dalla presidenza nel 1960, venendo dall’Assemblea acclamato all’unanimità “padre dell’Europa”.

Alla luce della sua storia, non si può che identificare Schuman come un vero gigante del Secolo Breve: cresciuto in un territorio segnato da continui sconvolgimenti politici, venne portato a desiderare un’Europa libera da confini artificiali e unita nella cooperazione e nella solidarietà. Francese, Tedesco, Alsaziano sono termini insufficienti per definire un uomo, che più di tanti altri del suo e nostro tempo, riuscì a dare un nuovo senso alla parola “europeo”.

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