Giganti d’Europa – Paul-Henri Spaak, Johan Willem Beyen, Joseph Bech

  • Home
  • Blog
  • News
  • Giganti d’Europa – Paul-Henri Spaak, Johan Willem Beyen, Joseph Bech

di Giorgio Firera

Nelle vicende storiche che hanno coinvolto l’Europa centrale nel Novecento i Paesi del Benelux sono stati di sovente partecipi involontari. Per due volte coinvolti loro malgrado nelle manovre belliche tedesche durante i Conflitti Mondiali, hanno sopportato quattro anni di occupazione nazista tra il 1940 e il 1944, vedendo sul loro territorio pesanti scontri durante la liberazione portata avanti dagli Alleati. All’indomani della guerra vi fu l’affermarsi prima di partiti e coalizioni cristiano-democratiche e poi dai locali partiti socialisti. Il rilancio delle rispettive economie fu coadiuvato dall’Unione del Benelux, un’organizzazione di cooperazione intergovernativa formata dai tre Paesi nel 1944 per promuovere l’integrazione e il libero scambio e spronato con quasi due miliardi di dollari del Piano Marshall. 

Data la loro pluriennale storia di cooperazione economica, che ha come antesignana l’Unione economica belga-lussemburghese del 1921, non sorprende l’interesse in loro destato dalla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950. Essa era perfettamente in linea con gli interessi dei tre stati, sotto molteplici punti di vista; Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo avevano economie altamente industrializzate e avrebbero beneficiato dell’abolizione dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative su materie prime essenziali come carbone e acciaio. Inoltre il Benelux temeva una rinascita nazionalista della Germania e la CECA offriva un quadro sovranazionale per mettere in comune e controllare le risorse strategiche tedesche, evitando una nuova corsa al riarmo. In ultimo il partecipare alla fondazione di un tale organo dava loro modo di non essere esclusi dai tavoli decisionali a cui Stati di un altro calibro, quali Francia, Germania Ovest e Italia avrebbero preso tutte le decisioni. A guidare questi Paesi c’erano uomini dalla natura comune, che avevano già intuito, da molto tempo, come la chiave della sopravvivenza e del benessere del Continente europeo fosse nella cooperazione. 

Il lussemburghese Joseph Bech nel 1914 fu eletto alla  Camera dei deputati per il neonato Partito della Destra, divenne Ministro degli Interni nel primo quinquennio degli anni Venti e Primo Ministro tra il 1926 e il 1937. Partecipò al governo di Pierre Dupong come Ministro degli Esteri, sostenendolo anche quando questi si ritirò nel Commonwealth durante la Seconda Guerra Mondiale. Se il Primo Ministro si imbarcò con la consorte sulla SS Excalibur, approdando a New York nell’ottobre 1940, Bech rimase a Londra per mantenere gli indispensabili legami con il governo britannico. Quattro anni più tardi firmò la Convenzione doganale di Londra che istituì l’Unione del Benelux e, in piena comunione di intenti con il suo Primo Ministro, spinse per l’adesione del Lussemburgo alla CECA. Nuovamente a capo del Governo negli anni Cinquanta, partecipò alla Conferenza di Messina del 1955, che portò al Trattato di Roma nel 1957. Nel 1960 gli venne riconosciuto il Premio Carlo Magno “in riconoscimento dell’opera di una vita e degli alti meriti per l’unificazione dell’Europa, iniziata nella vecchia Società delle Nazioni e proseguita con determinazione nelle istituzioni europee“, di cui oggi è considerato uno dei Padri Fondatori.

Il suo contraltare belga è certamente Paul-Henri Spaak, il più longevo Ministro degli Esteri del Regno, avendo ricoperto la carica per diciotto anni tra il 1939 e il 1966. Nato nel 1899 da Marie Janson, la prima donna eletta nel Senato belga in rappresentanza del partito operaio, Spaak era parimenti legato all’area liberale. Egli era infatti anche nipote di Paul Janson, politico di rilievo del Partito Liberale e rappresentante della cosiddetta sinistra radicale liberale. 

Pur di prendere parte alla difesa del proprio paese durante la Prima Guerra Mondiale, mentì sulla sua età per arruolarsi nel 1916. Venne però presto catturato dai tedeschi e trascorse gli ultimi due anni in un campo di prigionia. Nel dopoguerra divenne famoso come avvocato per la difesa di alto profilo di uno studente italiano accusato di aver tentato di assassinare il principe ereditario d’Italia nel 1929. Socialista convinto, Spaak entrò in politica nel 1932 per il Partito Operaio Belga e ottenne il suo primo portafoglio ministeriale nel governo di Paul Van Zeeland tre anni più tardi. Fu brevemente Primo Ministro nel 1938 e durante la Seconda Guerra Mondiale fu Ministro degli Esteri nel governo belga in esilio guidato da Hubert Pierlot. In tale carica negoziò la fondazione dell’unione doganale del Benelux con Paesi Bassi e Lussemburgo. In quanto convinto sostenitore del multilateralismo e noto sostenitore della cooperazione internazionale, fu scelto nel 1945 per presiedere la prima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Durante la terza sessione annuale tenutasi a Parigi, Spaak pronunciò un discorso in cui dichiarò come la paura dell’espansionismo sovietico in Europa Orientale e il blocco di Berlino fossero la forza trainante dell’unificazione europea e del riavvicinamento con gli Stati Uniti, gettando le basi per la creazione della NATO.

Nel mese di agosto del 1949 venne eletto presidente della prima sessione dell’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa. Negli anni Cinquanta presiedette l’Assemblea comune della CECA e  fu a capo del Movimento europeo e la conferenza di Messina dei leader europei lo nominò Presidente del comitato volto alla creazione di un mercato comune. Nella veste di Presidente del comitato e di Ministro degli affari esteri belga  redasse il “Rapporto Spaak”, la pietra d’angolo della Conferenza intergovernativa che portò alla firma nel marzo 1957 dei Trattati di Roma e all’istituzione della CEE e dell’EURATOM. A riprova del suo insostituibile apporto, Spaak firmò il trattato in rappresentanza del Belgio, insieme a Jean Charles Snoy et d’Oppuers e Robert Rothschild.

Da strenuo difensore dell’indipendenza della Commissione europea dichiarò di sovente come “l’Europa di domani deve essere un’Europa sovranazionale”, esprimendo il suo secco diniego del “Piano Fouchet” avanzato dal Presidente de Gaulle nel 1962. Questo mirava ad impedire l’ingresso della Gran Bretagna nelle Comunità europee ed erodere il fondamento sovranazionale. Poichè Spaak immaginava che l’unità europea si sarebbe compiuta principalmente attraverso l’economia, fu contrario a nuove iniziative fino al perfezionamento dell’integrazione economica della Gran Bretagna nell’Unione. Lo statista belga desiderando l’unificazione politica, non limitata agli Stati aderenti al Mercato comune, fu tra i promotori di un’Unione Europea capace di adattarsi alle diverse realtà nazionali e da essa è come uno dei suoi Padri Fondatori.

Di analogo spessore fu l’olandese Johan Willem Beyen, un giurista prestato al Ministero delle Finanze che fu uno dei cardini per la creazione della Comunità Europea. Nato nel 1897, appena ventunenne entrò nel ramo finanziario del governo, per raggiungere nel giro di pochi anni il grado di vice tesoriere generale. Ricoprì vari incarichi nel settore e, durante la guerra, fu consigliere finanziario del governo olandese in esilio a Londra, partecipando con un ruolo importante alla conferenza di Bretton Woods, dove furono poste le basi per la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

Benché fosse estraneo a tutti i partiti politici, fu nominato Ministro degli Esteri nel secondo gabinetto Drees nel 1952; in tale ruolo dovette assistere nell’agosto del 1954 al fallimento del progetto della Comunità politica europea e della Comunità europea di difesa per il rifiutò francese di ratificare il Trattato. Alla luce di questa debacle e data la sua formazione, Beyen si rese conto che se anche l’integrazione europea in campo politico non sarebbe stata perseguibile nell’immediato futuro, ciò non valeva per l’ambito economico. Preferendo l’integrazione orizzontale a quella settore per settore, sulla falsariga della CECA, individuò nella cooperazione economica il punto da cui cominciare, sviluppando un piano che richiedeva un mercato comune europeo. Il 4 aprile 1955 inviò ai colleghi del Benelux Paul-Henri Spaak e Joseph Bech un memorandum in cui proponeva la sua idea di unione doganale e di un’integrazione generale dell’economia europea, per poi presentarlo ai loro colleghi della CECA. La conferenza che seguì si tenne a Messina nei primi giorni di giugno 1955 e, da capo delegazione olandese, Bayen poté assistere ad un generale accoglimento della sua proposta. Essa costituì la base per i successivi rilanci dell’integrazione europea, portando ai Trattati di Roma nel 1957 e alla formazione della Comunità economica europea e dell’EURATOM nel 1958.

Ciascuno di questi Paesi, collaborando, diede una spinta concreta all’integrazione europea, lavorando affinché le neonate istituzioni non  si arenassero davanti ai primi, tanto inaspettati quanto inevitabili, intoppi di natura politica occorsi durante il primo decennio. In una visione di più lungo respiro l’aver partecipato alla creazione della CECA, ha dato loro modo di affermarsi da un punto di vista internazionale e storico. Oggi si può dichiarare a buon diritto che grazie a loro, quando l’Europa scelse di rinunciare alle reciproche rivendicazioni e optare per la cooperazione, i Paesi del Benelux poterono intervenire come membri fondatori dell’odierna comunità, e non come semplici attori interessati a recriminare un posto al tavolo delle decisioni.

Archives

At vero eos et accusamus et iusto odio digni goikussimos ducimus qui to bonfo blanditiis praese. Ntium voluum deleniti atque.

Melbourne, Australia
(Sat - Thursday)
(10am - 05 pm)