Giganti d’Europa – Marie Curie

di Giorgio Firera

Quando si pensa a Marie Curie, il nome evoca immediatamente la scoperta del radio e del polonio, i due Premi Nobel e una vita dedicata alla scienza, ma è anche l’incarnazione della mobilità europea e dell’internazionalità della ricerca.

Nata Maria Skłodowska nel 1867 in Polonia, la lasciò per la Francia per proseguire gli studi a lei preclusi in patria. All’Università di Parigi si laureò in fisica, chimica e matematica nel 1883 e nel 1884. Venendole rifiutato un posto all’Università di Cracovia a causa del suo genere, fu convinta dal collega Pierre Curie a tornare a Parigi, dove conseguì il suo dottorato di ricerca sul magnetismo nel marzo 1895. 

Pochi mesi più tardi, i due si sposarono, uniti dal comune interesse per le scienze naturali.

Nel luglio 1898 i coniugi Curie, basandosi sui di lei studi, pubblicarono un documento congiunto in cui annunciarono l’esistenza del polonio, così nominato in onore della di lei natia Polonia, del radio e giungendo a coniare la stessa parola “radioattività”. Tra il 1898 e il 1902, i Curie pubblicarono, congiuntamente o separatamente, un totale di 32 articoli scientifici, tra cui uno che spiegava come, quando esposte al radio, le cellule tumorali venivano distrutte più velocemente delle cellule sane. Nel dicembre 1903 la Reale Accademia Svedese delle Scienze assegnò a Pierre Curie, Marie Curie e Henri Becquerel il Premio Nobel per la Fisica, rendendola la prima donna a riceverlo.

Rimasta vedova nel 1906, l’Università di Parigi decise di conferirle la cattedra che fu del marito, cosa che la rese la prima professoressa dell’istituto. Nel 1911 l’Accademia reale svedese delle scienze le conferì per la seconda volta il Premio Nobel “in riconoscimento dei suoi servizi al progresso della chimica attraverso la scoperta degli elementi radio e polonio, attraverso l’isolamento del radio e lo studio della natura e dei composti di questo straordinario elemento”. Il Governo francese, constatata la sua crescente fama internazionale ed imbarazzato per non averle conferito onorificenze da indossare in pubblico, le offrì la Legion d’Onore, che lei rifiutò.

Tali traguardi sono stati conseguiti in un contesto sociale ed accademico di diffusa misoginia, tanto in Francia quanto nel resto d’Europa. Quando i coniugi Curie furono invitati al Royal Institution per tenere un discorso sulla radioattività il solo Pierre Curie fu autorizzato a parlare. Inizialmente la Reale Accademia Svedese delle Scienze intendeva assegnare il premio del 1903 a Henri Becquerel e Pierre Curie e fu solo dopo una denuncia presentata da quest’ultimo che il nome di Marie fu aggiunto alla candidatura. Durante le elezioni dell’Accademia francese delle scienze, in un contesto di dilagante xenofobia e forte conflitto attorno al caso Dreyfus, fu vilipesa come straniera e atea, nonostante Curie, come scienziata, fosse indiscutibilmente al servizio della Francia. Più tardi sua figlia osservò l’ipocrisia della stampa francese nel definirla una straniera indegna quando fu nominata per un onore francese, ma nel ritrarla come un’eroina francese quando ricevette onorificenze straniere come i suoi premi Nobel. Nel 1911, fu rivelato che Curie era coinvolta in una relazione con il fisico Paul Langevin, un uomo separato di cinque anni più giovane, venendo definita dai tabloid come una rovina famiglie, ebrea, straniera. In seguito a questa vicenda, il presidente del comitato Nobel, Svante Arrhenius tentò di escluderla dalla cerimonia di conferimento del premio di quell’anno per motivi morali. 

Dall’agosto del 1922 sino alla sua morte nel 1934, fu membro del Comitato internazionale per la cooperazione intellettuale, da poco creato in seno alla Società delle Nazioni. Con tale ruolo contribuì al coordinamento scientifico della Società delle Nazioni con altri importanti ricercatori come Albert Einstein, Hendrik Lorentz e Henri Bergson.

Dall’esame di una tale personalità appare evidente come abbia fatto propri i principi fondanti dell’Unione. Benché sia di nascita polacca è solo in Francia che ha potuto proseguire i suoi studi, dimostrando l’importanza di abbattere le frontiere per la formazione e la ricerca. Benché sia diventata cittadina francese, individuò la necessità di favorire gli scambi accademici e scientifici internazionali per il progresso scientifico, credendo che essa non dovesse essere limitata dai confini nazionali. Il suo rinunciare a brevettare il metodo di isolamento del radio per permettere alla comunità scientifica di continuare le ricerche è simbolo della sua dedizione al progresso, condotta che rispecchia pienamente i valori fondamentali di cooperazione sociale dell’Unione.

Non sorprende pertanto che l’Unione le abbia dedicato il programma di punta per la formazione e la carriera dei ricercatori all’interno del programma Horizon Europe; tramite le “Azioni Marie Skłodowska-Curie” è finanziata la mobilità transfrontaliera e intersettoriale dei ricercatori, promuovendo concretamente l’idea di uno Spazio Europeo della Ricerca.

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