di Chiara Bazzano
“Lo stato della nostra Unione è più forte che mai. Eppure può apparire anche più precario che mai”. Ursula von der Leyen ha scelto questo paradosso per aprire il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato il 16 settembre davanti al Parlamento europeo di Strasburgo. Un intervento costruito attorno a una parola che è tornata più volte, anche quando non veniva pronunciata apertamente: protezione.
Protezione dalla guerra e dagli attacchi ibridi, dalle conseguenze del cambiamento climatico, dalla concorrenza cinese, dai rischi dell’intelligenza artificiale e dal potere esercitato dalle piattaforme sui minori. La presidente della Commissione ha descritto un’Europa più consapevole della propria forza, ma immersa in un mondo «apertamente ostile», nel quale le vecchie alleanze sono diventate meno affidabili e le dipendenze economiche possono trasformarsi rapidamente in vulnerabilità politiche.
Il risultato è stato un discorso molto ampio, fitto di annunci e nuovi strumenti. Dietro le singole proposte emerge però una linea abbastanza coerente: l’Unione vuole presentarsi come lo spazio nel quale gli europei possono ancora esercitare una sovranità che i singoli Stati, da soli, avrebbero difficoltà a difendere.
La competitività è stata indicata come la prima priorità della Commissione. L’Europa continua infatti a risentire dei prezzi elevati dell’energia e della frammentazione del mercato unico, ed è per questo che Bruxelles vuole accelerare gli investimenti, ridurre gli adempimenti amministrativi e potenziare le reti elettriche. La Commissione intende quindi completare entro la fine del 2027 la riforma del mercato unico prevista dalla roadmap “One Europe, One Market”, e allo stesso tempo raddoppiare entro il 2040 la quota dell’elettricità nei consumi europei, attraverso un mix che comprende rinnovabili, nucleare, biometano e sistemi di accumulo.
Il tono è diventato più duro quando von der Leyen ha parlato dei rapporti commerciali con Pechino. Il disavanzo europeo con la Cina avrebbe ormai raggiunto un miliardo di euro al giorno, mentre per alcune terre rare la dipendenza supera il 90%. La presidente ha parlato di un «secondo shock cinese» già visibile nelle fabbriche e nei territori industriali europei.
Bruxelles continuerà a cercare un riequilibrio attraverso il dialogo, ma è pronta a impiegare gli strumenti di difesa commerciale se i negoziati non produrranno risultati. Verrà inoltre costituita una European Corporation on Critical Raw Materials, incaricata di acquistare e accumulare materiali essenziali per automobili elettriche, batterie, semiconduttori, tecnologie pulite e difesa.
Gli incendi, le siccità e le ondate di calore dell’estate 2026 hanno occupato una parte significativa del discorso. Von der Leyen ha ricordato i 660 mila ettari bruciati, i circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti e le oltre 35 mila morti aggiuntive attribuite alle temperature estreme. La Commissione presenterà un nuovo quadro per la resilienza climatica e individuerà cento territori particolarmente vulnerabili. Sono stati annunciati anche un piano europeo contro le ondate di calore, un’alleanza per ampliare la copertura assicurativa contro le catastrofi e una futura flotta europea di aerei antincendio.
Anche l’intelligenza artificiale, presentata come il secondo grande punto di svolta del nostro tempo, ha occupato uno spazio centrale. L’Europa vuole investire nelle sue applicazioni industriali e sanitarie, aumentando allo stesso tempo i controlli sui modelli più avanzati. Il principio indicato è quello di un’IA capace di assistere le persone senza sostituirle nelle decisioni più delicate. In autunno sarà inoltre presentato lo European Kids Act, che dovrebbe vietare i social network sotto i 13 anni e prevedere account limitati e controllati dai genitori fino ai 15.
Sul piano della sicurezza, invece, von der Leyen von der Leyen ha proposto un protocollo europeo di emergenza ispirato all’articolo 4 della NATO. Uno Stato che si ritenga minacciato potrebbe convocare gli altri membri per concordare una risposta, anche quando l’incidente rimane al di sotto della soglia di un attacco armato. Ha inoltre rilanciato l’idea di un Consiglio di sicurezza europeo, al quale potrebbero partecipare anche Canada, Regno Unito, Norvegia e Ucraina. Il sostegno a Kyiv è stato confermato, insieme alla volontà di rafforzare le sanzioni contro la Russia. Su Gaza, invece, ha riconosciuto apertamente la divisione tra i governi europei. Ha condannato il progetto israeliano di insediamento E1 in Cisgiordania e ribadito il sostegno alla soluzione dei due Stati, ricordando il miliardo di euro promesso per la ricostruzione e per il rafforzamento dell’Autorità palestinese.
In merito al Canada, invece, è stato fatto uno degli annunci più inattesi: la proposta di fare del Canada il primo «membro associato» dell’Unione, una categoria ancora da definire. La collaborazione dovrebbe riguardare energia, difesa, tecnologia, Artico e materie prime. In una fase di crescente tensione con Washington, l’Unione prova così a riunire attorno a sé le democrazie di medie dimensioni che cercano maggiore autonomia rispetto alle grandi potenze.
Sull’immigrazione, la presidente ha chiesto la piena applicazione del Patto europeo e ha annunciato un quadro di risposta alle emergenze per i casi in cui i movimenti migratori vengano organizzati e utilizzati come strumento di pressione politica. In circostanze strettamente definite, gli Stati potrebbero ottenere una flessibilità temporanea nell’applicazione delle procedure ordinarie. Sono previsti inoltre un rafforzamento di Frontex, rimpatri più rapidi e nuovi uffici nei Paesi partner per aprire canali legali di ingresso.
In conclusione, il discorso restituisce l’immagine di un’Unione che vuole intervenire con maggiore decisione sulle grandi trasformazioni del presente. Molte proposte sono ancora sulla carta, e la loro realizzazione dipenderà dai finanziamenti disponibili e, soprattutto, dalla volontà dei governi europei di agire insieme.




