di Chiara Bazzano
Nel 2025, almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature superiori alla media storica, confermando l’Europa come il continente che si riscalda più rapidamente sul pianeta, a un ritmo doppio rispetto alla media globale a partire dagli anni Ottanta. Lo certifica l’European State of the Climate (ESOTC) 2025, il rapporto pubblicato il 29 aprile dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM).
Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, e il 2025 ha proseguito sulla stessa linea, con oltre il 95% del territorio europeo colpito da anomalie termiche significative.
Il rapporto rivela la gravità climatica che ha attraversato interamente l’anno, arrivando a registrare persino la seconda ondata di calore più intensa mai osservata in Europa. La crisi, però, non si limita a toccare le calde regioni del Sud Europa: l’episodio più estremo, infatti, è stato rilevato nella Fennoscandia subartica, dove per ventuno giorni consecutivi le temperature hanno superato i 30°C, con un picco di 34,9°C a Frosta, a pochi chilometri dal Circolo Polare Artico. In contemporanea, ampie zone del continente hanno dovuto fare i conti con una siccità sempre più persistente che ha colpito circa il 70% dei corsi d’acqua europei con portate al di sotto della media.
E sotto alla superficie lo scenario non migliora: le acque europee hanno raggiunto la temperatura più alta mai misurata per il quarto anno di fila mentre le ondate di calore marino hanno colpito l’86% della regione oceanica. Il Mediterraneo non ha fatto eccezione, registrando per il terzo anno consecutivo temperature superficiali da record, con conseguenze dirette sulla biodiversità marina.
A complicare la situazione, si aggiunge il problema legato alla neve. A marzo 2025 la copertura nevosa europea mancava del 31% rispetto alla media storica, un deficit enorme pari all’area complessiva di Francia, Italia, Germania, Svizzera e Austria. E con meno neve si riducono anche le riserve idriche che alimentano fiumi e falde nel corso dell’estate, a scapito dell’agricoltura e della disponibilità di acqua potabile.
In tutto ciò, il Piemonte non fa eccezione, e dati simili si riscontrano anche a livello regionale: in sessant’anni la copertura glaciale regionale si è ridotta da 56 a 22 chilometri quadrati, e nel 2025 la regione ha registrato 28 eventi meteorologici estremi in undici mesi, collocandosi al terzo posto in Italia secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente. In merito, la Regione Piemonte ha stimato che la perdita di biodiversità alpina potrebbe costare al territorio il 4,7% del Pil.
Una risposta a questa crisi viene proprio dal territorio: sul ghiacciaio della Bessanese e della Ciaramella, proprio Legambiente ha sviluppato un laboratorio a cielo aperto per il monitoraggio del permafrost alpino: un modello che l’organizzazione indica come riferimento da replicare a scala europea.
Eppure, mentre queste iniziative dal basso prendono forma, il livello politico resta attraversato da una certa esitazione. Con il Green Deal l’UE aveva provato ad avviare un cambiamento profondo al fine di riscrivere le regole del gioco economico. Ma quel percorso si è spesso scontrato con le resistenze degli stessi attori chiamati a guidarlo: le imprese hanno resistito alle misure che avrebbero richiesto cambiamenti radicali nei propri modelli di business, e diversi governi nazionali si sono mostrati poco inclini ad accogliere le proposte più impegnative.
Per riflettere su questa situazione e ragionare su possibili vie d’uscita, il 5 maggio IUSE organizza un momento di confronto con la presentazione del volume “Diritto glaciale e post-glaciale” di Roberto Louvin, che analizza il trattamento dei ghiacciai nei principali ordinamenti dell’arco alpino e oltre, dall’America latina all’Asia, per approdare a una riflessione sulla regolazione necessaria per accompagnare la nascita di nuovi ecosistemi. Ne discutono Luca Mercalli (Presidente della Società Meteorologica Italiana Ets), il Prof. Roberto Caranta (Università di Torino) e il Prof. Michele Vellano, che modererà l’incontro. Un’occasione per avvicinarsi a un tema che riguarda tutti, molto più di quanto si pensi.




