di Cristina Sacco
La Brexit ha avuto importanti conseguenze non solo sul piano politico ed economico, ma anche sulle opportunità offerte ai cittadini europei.
Tra gli aspetti maggiormente coinvolti vi sono i programmi di mobilità studentesca e la cooperazione legata alla ricerca, specialmente nell’ambito scientifico.
Le conseguenze di questa decisione si sono presentate anche in Italia dove università e centri di ricerca collaboravano frequentemente con partner britannici. Uno degli effetti più evidenti della Brexit riguarda il programma Erasmus.
Prima dell’uscita dall’UE, migliaia di studenti europei potevano studiare nel Regno Unito usufruendo di borse di studio e procedure semplificate. Secondo i dati della Commissione Europea, nel solo anno accademico 2018-2019 oltre 17.000 studenti europei hanno scelto il Regno Unito come destinazione Erasmus, mentre circa 9.000 studenti britannici hanno svolto un periodo di studio in altri Paesi europei.
Dopo la Brexit, il Regno Unito ha abbandonato il programma Erasmus+, sostituendolo con il Turing Scheme, un’iniziativa del governo britannico istituita nel 2021 che offre fondi agli studenti, soprattutto a quelli provenienti da contesti svantaggiati, per studiare e lavorare all’estero. Tuttavia, il programma è rivolto principalmente agli studenti britannici e non garantisce la stessa reciprocità dell’Erasmus. Di conseguenza, per gli studenti europei, compresi quelli delle università piemontesi, è diventato più difficile e costoso trascorrere periodi di studio nel Regno Unito.
Negli ultimi anni si è discusso più volte di un possibile ritorno del Regno Unito in Erasmus+, sostenuto da università e associazioni studentesche di entrambi i lati della Manica: al momento il Paese non è ancora rientrato nel programma, ma ha firmato un accordo per rientrarci a partire dal 2027, dopo anni di negoziati con l’UE.
Nell’ambito universitario, le conseguenze si riflettono anche sul processo di integrazione dell’istruzione superiore europea. Dal 2017, con il discorso pronunciato dal presidente francese Emmanuel Macron alla Sorbona, l’Unione Europea ha promosso la creazione delle cosiddette “Università Europee”, reti transnazionali di atenei che collaborano nella didattica, nella ricerca e nella mobilità degli studenti.
L’uscita del Regno Unito ha reso più complessa la partecipazione delle università britanniche da molte di queste alleanze, riducendo il contributo di uno dei sistemi universitari più prestigiosi d’Europa e privandole di un importante modello accademico.
Anche il Piemonte ha risentito di questo cambiamento. L’Università di Torino e il Politecnico di Torino continuano a mantenere numerosi accordi bilaterali con università britanniche, ma molte di queste collaborazioni devono ad ora essere gestite attraverso procedure più complesse rispetto al periodo precedente alla Brexit.
Un altro settore profondamente influenzato dalla Brexit è quello della ricerca scientifica. Per anni il Regno Unito ha partecipato ai principali programmi europei di finanziamento della ricerca, tra cui Horizon Europe, il più importante programma dell’Unione Europea per l’innovazione e il progresso tecnologico. Con un budget di circa 95 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, Horizon Europe sostiene progetti in numerosi settori, dalla salute all’energia sostenibile, dalla digitalizzazione all’intelligenza artificiale, fino alla lotta ai cambiamenti climatici.
L’uscita dall’UE ha creato inizialmente una forte incertezza sulla partecipazione britannica ai programmi di ricerca europei. Molti ricercatori temevano che le collaborazioni internazionali potessero subire un rallentamento e che il Regno Unito perdesse il proprio ruolo centrale nella ricerca europea. Sebbene successivi accordi abbiano consentito la prosecuzione della partecipazione britannica al programma, università e centri di ricerca hanno dovuto affrontare anni di incertezza e riorganizzare numerose collaborazioni.
I cambiamenti hanno coinvolto anche istituzioni di eccellenza come l’Università di Oxford, l’Università di Cambridge e il CERN, che collaborano regolarmente con ricercatori provenienti da tutta Europa. Allo stesso modo, l’Università di Torino e il Politecnico di Torino, impegnati in numerosi progetti finanziati dall’Unione Europea, hanno dovuto adattarsi alle nuove condizioni di cooperazione con i partner britannici.
La Brexit ha quindi prodotto effetti che vanno ben oltre la semplice separazione politica tra Regno Unito e Unione Europea. La fine della partecipazione ai programmi di scambio, le nuove restrizioni nel mercato del lavoro e le difficoltà iniziali nei progetti di ricerca, hanno modificato le opportunità di studio, occupazione e innovazione per milioni di cittadini, comprese realtà vicine come quella del Piemonte, dimostrando come una decisione politica possa influenzare la vita quotidiana delle persone e trasformare le modalità di cooperazione all’interno dell’Europa.




