Stato dell’Unione 2026 : aspettative sul futuro

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di Giorgio Firera

Il discorso sullo stato dell’Unione è tenuto ogni settembre dal presidente della Commissione al Parlamento Europeo in sessione plenaria, al fine di rendere la vita politica dell’Unione più democratica e trasparente. Introdotto dal Trattato di Lisbona nel 2007 costituisce un momento di rendiconto annuale dell’attività della Commissione europea e di esposizione delle sue linee programmatiche per l’anno seguente, seguito da un dibattito in cui i leader del Gruppi politici europei possono presentare la posizione del proprio schieramento politico.

Nei passati dodici mesi, la Commissione a guida Ursula von der Leyen ha dovuto affrontare dossier scottanti e i campi su cui dover direzionare l’azione politico-economica sono molti e di difficile soluzione. Economia, immigrazione, crisi energetica e transizione verde sono gli argomenti su cui le varie anime del Parlamento fanno sentire la propria voce e a cui, volente o nolente, l’inquilina di Palazzo Berlaymont è obbligata a prestare orecchio.
Dal suo stesso partito Manfred Weber, il presidente del Partito popolare europeo, e Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, premono per mettere al centro delle ambizioni “economia, imprese e occupazione”, poiché non si può chiedere “alle nostre imprese di competere con merci fortemente sovvenzionate né permettere che prodotti a basso costo, realizzati in condizioni inique, inondino il nostro mercato”.

Ad esso si collega il tema dell’energia, il cui prezzo in continua crescita costituisce un freno per lo sviluppo economico. Sul punto l’ala destra del Parlamento, costituita tanto dal gruppo dei Conservatori e dei riformisti (Ecr) quanto dal partito dell’Europa delle Nazioni Sovrane, sono allineate nel combattere la transizione verde. Nicola Procaccini, co-presidente dell’Ecr indica come si avrebbe una politica di buon senso in una vera “deregolamentazione, quindi meno burocrazia, una transizione verde che non sia eccessivamente ideologica, ma basata su ciò che accade nel mondo”, nonché una “maggiore tutela contro l’immigrazione illegale”. Su di essa Stanisław Tyszka ha provocatoriamente chiesto se von der Leyen “intenda modificare la politica che sta portando alla chiusura dello spazio Schengen”.
Il gruppo liberale Renew sottolinea invece come sul tema serva trasformare il Patto sulla migrazione in azioni concrete, istituendo uffici per canali di ingresso legali, creando percorsi sicuri e regolari – in particolare per motivi di lavoro – e tutelando al contempo Schengen dagli attacchi populisti.
I Verdi si aspettano, prevedibilmente, di vedere esplicitata la posizione dell’esecutivo su come eliminare graduale di tutti i combustibili fossili in Europa e di come affrontare la crisi climatica in atto.

Il copresidente della Sinistra al Parlamento europeo, Martin Schirdewan, si augura che l’inquilina di Palazzo Berlaymont affronti “la crisi del costo della vita” e “presenti finalmente misure legislative che diano agli europei la possibilità di pagare l’affitto e di accedere ad alloggi, energia e generi alimentari a prezzi accessibili”. Con i membri del suo partito spera che von der Leyen abbia “il coraggio di perseguire la giustizia sociale, tassando i ricchi”, attraverso “una tassazione digitale per le grandi aziende tecnologiche e una tassazione digitale europea”. Sottolinea anche come serva anche “un’imposta sugli extraprofitti per le grandi catene della distribuzione alimentare e per l’industria degli armamenti”.
Il dibattito potrebbe anche riguardare possibili misure per stimolare l’economia digitale europea, sfruttare al meglio le possibilità offerte dall’IA e creare nuove opportunità per le imprese e i consumatori, affrontando al contempo le sfide e salvaguardando i diritti fondamentali. Con la Francia a fare da apripista è rilevante la tutela dei minori dai social, su cui l’Unione Europea sta valutando l’introduzione di nuove restrizioni e regole comuni, con l’ipotesi di fissare come soglia minima per l’uso i 13 anni.

Una parte sicuramente importante del discorso programmatico riguarderà  la politica estera, e il posizionamento dell’Unione. Con il protrarsi della Guerra Russo-Ucraina, si discuterà della necessità di investire in difesa e sicurezza e di sostenere lo stato aggredito. Non si potrà ignorare il peso sull’economia che ha il continuo rinfocolarsi della Terza Guerra del Golfo e non si dovrebbe ignorare l’olocausto palestinese, specie dopo che il governo laburista di Andy Burnham, insieme ad altri 11 Paesi, ha annunciato sanzioni contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati in Cisgiordania. Canada, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia dimostrano come, benché con misure poco più che simboliche, qualcosa possa essere fatto, mentre l’Europa, divisa, influenzata o distratta, resta inerte.

Il 10 Settembre 2025, nel precedente Discorso dell’Unione, Ursula von der Leyen apriva il suo discorso con una constatazione che era monito: “l’Europa è impegnata in una lotta. Una lotta per un continente integro che viva in pace, per un’Europa libera e indipendente. Una lotta per i nostri valori e le nostre democrazie, per la libertà e la capacità di scrivere da soli il nostro destino. Possiamo esserne certi: è una lotta per il nostro futuro”. Un anno è al contempo un tempo effimero e lunghissimo, in cui infiniti eventi possono accadere, ma che può non essere sufficiente per grandi cambiamenti. Per vederli, occorre tenere la barra dritta nella tempesta, certamente preoccupati dalle difficoltà che sconquassano lo scafo, ma con la consapevolezza che se si sceglie di virare e di offrire il fianco alle avversità, queste spezzeranno la barca comune e lasceranno ciascuno di noi a galleggiare da soli tra i relitti.

Tra pochi giorni, saremo testimoni della tempra di chi governa la nave Europa, sperando che in qualche modo, presto, ci troveremo a navigare in acque più tranquille e a vivere tempi meno ‘interessanti’.

 

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