Il futuro del trasporto pubblico piemontese: l’innovazione dei bus BYD

  • Home
  • Blog
  • News
  • Il futuro del trasporto pubblico piemontese: l’innovazione dei bus BYD

di Gaspare Dario Piccionello

L’ultimo decennio ha segnato per l’Italia una svolta nelle politiche di mobilità sostenibile. Attraverso accordi internazionali e strategie di investimento, quali gli Accordi di Parigi del 2016 e il Piano Strategico Nazionale del 2020, il Paese ha promosso il rinnovamento del trasporto pubblico su gomma, puntando sulla progressiva introduzione di veicoli a basse emissioni. In questo quadro si situa l’iniziativa della città di Torino che, negli ultimi anni, ha avviato un processo di modernizzazione della propria flotta attraverso l’introduzione di autobus elettrici realizzati dall’azienda cinese BYD.

Nata nel 1995 a Shenzen come società indipendente, estesasi poi nel mercato occidentale con i primi veicoli ibridi plug-in, BYD ha superato Tesla per ricavi nel 2024 (107 mld USD, report annuale BYD) e rappresenta la prima casa produttrice mondiale di veicoli a nuova energia. Dal 2018, con l’aggiudicazione di importanti gare per la fornitura di mezzi per il trasporto pubblico, BYD ha introdotto e messo in servizio i primi mezzi cinesi nelle province di Torino, Novara e Ivrea, intensificando la collaborazione con il Gruppo Torinese Trasporti nell’ottica di convertire la mobilità al 100% elettrica nella rete urbana. Tale sperimentazione ha richiesto l’adattamento delle rimesse, la realizzazione di sistemi di ricarica e l’aggiornamento delle attività di manutenzione e gestione dei mezzi: elementi che, ad oggi, hanno generato nuove esigenze tecniche, favorendo dunque lo sviluppo di nuove competenze e aprendo opportunità legate al tessuto economico locale.

Negli anni successivi il progetto è stato ampliato: nel 2021 GTT ha avviato un nuovo piano di rinnovamento della flotta con un appalto da circa 72 milioni di euro destinato all’acquisto di ulteriori autobus elettrici. Tale passaggio, oltre ad aver sancito il ruolo chiave dell’azienda cinese per la mobilità territoriale, certifica come BYD abbia saputo cogliere l’evoluzione del mercato globale: in poco più di vent’anni la società ha saputo trasformarsi in uno dei principali produttori mondiali di veicoli elettrici e di batterie, la cui presenza nel mercato europeo riflette una strategia più ampia di espansione nei settori chiave della transizione energetica.

Per comprendere il vantaggio competitivo cinese, occorre guardare alle scelte strategiche compiute a partire dalla fine degli anni Novanta: mentre l’Unione Europea restava ancorata alla filiera del tradizionale motore a combustione, di cui deteneva la leadership tecnologica, la Cina avviava tra il 1999 e il 2001 i primi programmi statali di sostegno alla ricerca su veicoli a nuova energia. Tale approccio si è progressivamente tradotto in sussidi diretti alla produzione, incentivi all’acquisto e investimenti massicci nella filiera delle batterie al litio. Il risultato è il divario ventennale ad oggi difficilmente colmabile: la Cina controlla oggi il 70% della produzione mondiale di celle per batterie e la presenza di BYD nei sistemi di trasporto pubblico europei ne fa una delle sue espressioni più visibili.

D’altro canto, il passaggio completo alla mobilità elettrica presenta alcune criticità in termini di sostenibilità economica, poiché i costi iniziali dei veicoli elettrici sono generalmente più elevati rispetto a quelli tradizionali e la diffusione di queste tecnologie richiede investimenti significativi nelle infrastrutture di ricarica e nell’adeguamento delle rimesse. Alle possibili implicazioni di natura economica si aggiungono problematiche di tipo tecnico-operativo; l’autonomia limitata delle batterie richiede una manutenzione costante e una pianificazione oculata del servizio, in particolare per le linee più lunghe e nei periodi di maggiore utilizzo della rete di trasporto urbano. A queste difficoltà operative si aggiunge una tensione di natura politico-commerciale: nel 2024, l’Unione Europea ha introdotto dazi intorno al 17% sui veicoli elettrici di produzione cinese nel tentativo di proteggere la filiera automotive dalla concorrenza. 

Questa misura apre un interrogativo concreto sulla sostenibilità di lungo periodo e le politiche di tutela industriale: l’adozione su larga scala di tecnologie cinesi nei sistemi di trasporto pubblico europei rappresenta una scelta pragmatica verso la sostenibilità o il sintomo di uno spostamento più profondo negli equilibri industriali e commerciali tra Europa e Cina? La questione va oltre il calcolo costi-benefici di breve periodo: se quella adozione è già, in parte, il riflesso di un riassestamento in corso, vale la pena riflettere su cosa accadrebbe in caso di un ulteriore mutamento di quegli equilibri in un momento storico segnato da tensioni crescenti, conflitti alle porte dell’Europa e una ridefinizione delle alleanze globali.

Archives

At vero eos et accusamus et iusto odio digni goikussimos ducimus qui to bonfo blanditiis praese. Ntium voluum deleniti atque.

Melbourne, Australia
(Sat - Thursday)
(10am - 05 pm)