Giganti d’Europa – Alcide De Gasperi

di Giorgio Firera

Il 21 aprile 1954, a Parigi, il Presidente del Consiglio italiano presiedette la Conferenza Parlamentare Europea e, presa la parola, ricordò come otto anni prima si trovasse in quella medesima sala, dinanzi alle nazioni vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, per esporre il parere del suo paese sulla bozza di Trattato di Pace. 

Nel suo discorso passò ad esaminare le tre ideologie contemporanee da prendere in considerazione per garantire solidità all’unione europea: il liberalismo, il socialismo e il cristianesimo. Nessuna di queste, da sola, era idonea a costituire l’architettura della nuova Europa, ma unite avrebbero permesso di crearla e alimentarne il libero e progressivo sviluppo. Compito di tale assemblea, disse, era di trovare i princìpi di una sintesi politica, sociale, economica e morale in base alla quale gli Stati sovrani sarebbero stati in grado di decidere come edificare la “Nostra patria Europa”. Tale discorso passò alla storia con questo nome. A pronunciarlo fu Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dal 1945 al 1953, in otto diversi governi.

Nato in Trentino nell’aprile 1881, entrò già nel 1906 nel parlamento di Vienna come membro del Partito Popolare Trentino, di ispirazione cristiano-democratico e sostenitore della minoranza culturale italiana. Rieletto nel 1911 con tre quarti dei voti del suo collegio elettorale, ne divenne segretario. Durante la Grande Guerra fu responsabile dei rifugiati per l’Austria Superiore e la Boemia, ma vedendo le forti repressioni operate dalle autorità asburgiche, le sue posizioni in merito alla questione nazionale trentina cambiarono e abbracciò il principio all’autodeterminazione dei popoli. Schieratosi con le molte minoranze schiacciate nell’Impero, dichiarò il 25 ottobre 1918 che i territori italiani fino a quel momento soggetti alla monarchia austro-ungarica dovevano considerarsi congiunti all’Italia.

 Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano fondato alcuni mesi prima da don Luigi Sturzo, venendo eletto deputato nel 1921. Diventato segretario del partito nel maggio 1924, assunse posizioni di opposizione netta al fascismo, spingendo il gruppo parlamentare ad  aderire in blocco alla secessione aventiniana. Impossibilitato a far politica, tentò di espatriare con la moglie, ma nel marzo 1927 fu fermato, arrestato  e condannato a quattro anni di carcere. Fu liberato dopo diciotto mesi per l’intercessione del Vaticano, dove fu accolto e lavorò come bibliotecario per i successivi quattordici anni. Tra il settembre 1942, quando la sconfitta del regime era di là da venire, e il marzo 1943, De Gasperi iniziò ad incontrarsi clandestinamente con altri esponenti cattolici per discutere e approvare il documento “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana“, che fu poi considerato l’atto di fondazione ufficiale del nuovo partito. 

Il partito operò in clandestinità fino all’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943 e fu subito coinvolto nel Comitato di Liberazione Nazionale del Generale Badoglio.

De Gasperi, già Ministro degli Esteri nel 1944, nel 1945 condusse da Presidente del Consiglio le trattative di pace con le nazioni vincitrici, che portarono successivamente alla firma del Trattato di Parigi con le potenze alleate. “L’Era De Gasperi”, che terminò solo nel 1953, vide l’Italia riaffacciarsi sul panorama internazionale, impegnandosi nella costituzione del Consiglio d’Europa, a prendere parte al Piano Marshall statunitense e ad unirsi alla NATO. 

Nel 1948 Francia, Regno Unito ed i paesi del Benelux firmarono un trattato difensivo in chiave antitedesca, verso cui De Gasperi si espresse immediatamente in modo critico. Alla luce del conflitto appena terminato, gli fu chiaro come solo attraverso il metodo democratico, e non con l’impiego della mera forza militare, si potesse garantire un futuro all’Europa. Al contempo, riteneva che non si dovesse commettere nuovamente l’errore di estromettere la Germania dal novero delle nazioni democratiche europee. Ribadì in tal senso il bisogno di superare le divisioni postbelliche ed iniziare a sostenersi reciprocamente, da un punto di vista tanto economico quanto culturale. Tale posizione fu molto apprezzata dal Cancelliere Adenauer, che condivideva con il capo del governo italiano la fede e la corrente politica, ma anche da Robert Schuman, che in una sua corrispondenza successiva espresse grande fiducia in De Gasperi e auspicò potesse coinvolgerlo nel suo progetto.  

Non sorprende che, in linea a questa visione, l’Italia si mostrò subito entusiasta della proposta avanzata dal Ministro francese Robert Schuman nel discorso del 9 maggio del 1950, che portò alla fondazione, l’anno dopo, della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). 

De Gasperi auspicò di creare un’Europa federale, in grado, come in Svizzera, di rispettare le economie locali.

Alla luce del frequente mutare delle frontiere in Europa e forte dell’esperienza maturata in prima persona nell’Impero austro-ungarico, ritenne che il progetto europeista non potesse svilupparsi ed essere accolto senza tenere nella massima considerazione le autonomie locali, di vitale importanza per le persone che avrebbero vissuto nella nuova Europa. Da un lato, un baluardo di pace tra le nazioni e un faro di pace sociale per gli europei in termini di parità lavorativa, prosperità e giustizia, dall’altro attenta ai particolarismi locali, non intenta a conformare o a reprimere le particolarità delle singole nazioni che l’avrebbero composta. 

Sostenendo il metodo di integrazione settoriale concepito da Monnet, ritenne che il passo successivo fosse estendere da subito le competenze europee alla difesa; definì la firma del trattato della Comunità europea di difesa nel maggio 1952 come l’accendersi di una “luce di grande speranza”, configurandosi nell’articolo 38 un ampio e ambizioso obiettivo di un’Europa veramente sovrannazionale e politicamente integrata.

Vederne il fallimento implicò per lui il lasciare l’Europa Occidentale impreparata e disunita per evitare futuri conflitti, ma, senza mai perdere la fede in questo progetto, ritenne che con il tempo sarebbe riuscito a convincere i suoi interlocutori della bontà e forza dello stesso. Tristemente, non ne ebbe il tempo.

Nel luglio 1954 De Gasperi tornò nelle montagne della Sella di Valsugana, dove ebbe un infarto e perì il 19 agosto circondato dai suoi cari. 

Sebbene non sia vissuto abbastanza per vederne la realizzazione completa, il suo progetto è andato avanti: nel marzo 1957 Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo firmano i trattati di Roma, concordando sull’istituzione della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM).

Gli sopravvisse l’idea, tra le molte valide, che un’Europa di europeisti avrebbe portato pace e democrazia nei paesi che l’avrebbero composta, un pensiero sposato appieno da personalità come Schuman e Adenauer, che in lui trovarono un interlocutore affidabile e, sino alla fine, promotore instancabile del comune progetto.

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