Giganti d’Europa – Altiero Spinelli

di Giorgio Firera

Altiero Spinelli nacque nell’agosto 1907 in una famiglia di ideologia socialista. Fin da giovanissimo approfondì da autodidatta il pensiero marxista, da cui trasse principi, idee e motivazione per intraprendere la politica attiva. In reazione all’ascesa del fascismo, dal 1921 si avvicinò al partito comunista, a cui si iscrisse nel 1924, proprio nell’anno dell’assassinio di Giacomo Matteotti. La clandestinità non lo dissuase e divenne ben presto il leader della cellula del quartiere romano di Trionfale, anche grazie alla profonda conoscenza della dottrina marxista, che gli permetteva di offrire spiegazioni circostanziate e  mobilitare chi ne faceva parte. Fu arrestato a Milano il 3 giugno 1927 e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a sedici anni e otto mesi di carcere. Dopo un primo periodo di detenzione nel carcere di Milano, tra il 1937 e il 1943 scontò la condanna al confino nelle località di Ponza e Ventotene , senza mai rinnegare i propri ideali per ottenere una riduzione della pena.

Durante il confino sulle isole pontine,  approfondì i suoi studi nel campo della filosofia, soprattutto Hegel e Marx, della storia, dell’economia e imparò sia il russo che lo spagnolo. Fu tra i pochi del suo partito a criticare apertamente Stalin , negando la tesi secondo cui la strategia del terrore fosse necessaria per rafforzare la rivoluzione proletaria, come fu il periodo giacobino per quella francese. Egli negò le stesse basi marxiste dell’URSS, arrivando, tra i primi, a riconoscere come la dittatura del proletariato si fosse trasformata in dittatura del partito, del Comitato centrale e personale di Stalin. Ebbe anche l’opportunità di leggere una serie di articoli scritti negli anni venti da Luigi Einaudi, pubblicati col titolo “Lettere di Junius”, condividendoli con Sandro Pertini, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi. Con quest’ultimo scrisse nel giugno 1941 il documento alla base del federalismo europeo italiano: il Manifesto per un’Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene.

Fondando l’idea di un’Europa unita sui concetti di pace e libertà kantiana e sulla teoria istituzionale del federalismo hamiltoniano, il Manifesto sosteneva con chiarezza come le frizioni politiche del passato fossero irrilevanti e dovessero essere messe da parte di fronte alla tragedia del  conflitto in corso. Le distinzioni tra liberali e conservatori, tra progressisti e reazionari o tra socialisti massimalisti e riformisti avevano perso di significato e peso in favore di una sola linea di confine: da una parte si sarebbero schierate quelle forze politiche che ritenevano legittimamente percorribili la conquista e le forme del potere nazionale, dall’altra coloro che avrebbero perseguito la creazione di un solido Stato internazionale e che, anche ottenendo il potere in patria, l’avrebbero impiegato come strumento per l’unità dei popoli. Si sottolineava la necessità di una forza politica esterna ai partiti tradizionali, perché essi restavano fortemente legati all’interesse politico nazionale ed incapaci di operare nell’interesse comune europeo. La creazione di uno Stato Federale, dotato di propri organi, mezzi e forza armata, avrebbe al contempo garantito agli stati l’autonomia per lo sviluppo di un proprio sistema politico e istituzionale, costruito per rispondere alle esigenze e sulla base delle peculiari caratteristiche delle comunità nazionali. In risposta ai totalitarismi che infestavano il panorama europeo e, nel Manifesto si affermava anche che sarebbe stato necessario passare da una rivoluzione socialista per “riprendere in pieno il processo storico contro la disuguaglianza e i privilegi sociali” e per formare una vita economica europea “liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale”.

La circolazione del Manifesto è in gran parte dovuta all’indispensabile contributo di Ursula Hirschmann, moglie di Colorni, le sorelle di Altiero, Gigliola e Fiorella Spinelli, e sua moglie, Ada Rossi.
Il confino di Spinelli a Ventotene terminò quasi un mese dopo l’arresto di Benito Mussolini, il 18 agosto del 1943. Appena dieci giorni più tardi, riacquistata la libertà di movimento, Spinelli partecipò alla fondazione a Milano del Movimento Federalista Europeo, che adottò quasi integralmente le tesi politiche espresse nel Manifesto, attenuando però la componente rivoluzionaria in favore di una linea più moderata, più facilmente digeribile dall’opinione pubblica e dal dibattito politico dell’epoca. Riparato in Svizzera per scongiurare una nuova cattura, passò i mesi seguenti a prendere contatto con altri federalisti europei, tra cui Luigi Einaudi. Nella primavera del 1944 a Ginevra Spinelli e Rossi tennero alcuni incontri con i rappresentanti dei movimenti di Resistenza di otto Paesi, arrivando alla firma della “Dichiarazione federalista”.

Spinelli aderì al Partito d’Azione e nel luglio del 1944 rientrò a Milano per partecipare attivamente alla Resistenza, venendo subito cooptato nella segreteria del Partito d’Azione e dirigendo per qualche mese l’Italia Libera di Milano e Unità europea.

Sopravvissuto al conflitto mondiale, vide il  sogno federale incrinarsi con l’inasprimento della guerra fredda tra le due superpotenze, USA e Unione Sovietica,  entrambe decise a mantenere salda la propria influenza sull’Europa. Durante il resto degli anni Quaranta e negli anni Cinquanta Spinelli vide nel Piano Marshall e nella formazione della CECA dei possibili volani per l’integrazione europea. Riuscì a persuadere l’allora Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi dell’importanza strategica di una Comunità europea di difesa, che in ultima istanza naufragò con grande delusione di Spinelli. Col tempo divenne sempre più critico verso i governi nazionali, intenzionati a mantenere la propria preminenza e autonomia decisionale in organizzazioni quali l’OCSE e il Consiglio d’Europa. Tale atteggiamento privava di senso il processo di integrazione faticosamente avviato.

Su sua iniziativa nel 1965 fu fondato l’Istituto Affari Internazionali (IAI), un ente privato senza fini di lucro, con lo scopo di contribuire all’approfondimento delle questioni internazionali, con un’attenzione particolare verso il processo di integrazione europea e l’area mediterranea. Fu membro della Commissione europea ininterrottamente dal 1970 al 1976 e nel 1979 venne eletto membro del Parlamento europeo. Insieme ad altri colleghi del medesimo orientamento politico fondò il “Club del Coccodrillo”, che prese il nome dal ristorante di Strasburgo da loro frequentato. I suoi membri proposero una mozione parlamentare finalizzata alla costituzione di un comitato speciale per redigere un nuovo trattato dell’Unione europea, destinata a essere in tutto, salvo che nel nome, una Costituzione europea. Il 14 febbraio 1984 il Parlamento europeo adottò la sua proposta a stragrande maggioranza e approvò il “Progetto di Trattato istitutivo dell’Unione europea”. Pur non ratificato dai Parlamenti nazionali, il Trattato che seguì al cosiddetto “Piano Spinelli” costituì una base per l’Atto unico europeo del 1986, che aprì i confini nazionali al mercato comune, e per il Trattato di Maastricht del 1992, con cui nacque l’Unione europea. Si deve a Spinelli l’opera di convincimento del Presidente Mitterand che portò all’abbandono francese del modello intergovernativo, spingendo altri governi europei a progredire ulteriormente nel processo di integrazione europea.

Di fronte alle innegabili battute d’arresto del processo di integrazione politica europea e al mancato raggiungimento, almeno fino ad oggi, dei suoi obiettivi più ambiziosi, Altiero Spinelli resta un esempio di perseveranza ideologica in grado di ispirare molti cambiamenti nell’Unione europea, come la graduale acquisizione di poteri da parte del Parlamento europeo. 

Altiero Spinelli morì nel 1986 e, proprio in considerazione della forza con cui combatte per l’ideale di una Europa unita, l’edificio principale del Parlamento europeo a Bruxelles porta il suo nome.

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